I primi ceppi pertactina-resistenti di Bordetella pertussis comparvero per la prima volta negli anni ’90 (1994). Tuttavia, negli anni a seguire, sono comparse nuove forme di resistenza ai vaccini pediatrici “progettati” appositamente per “combatterlo”
Gli antigeni vaccinali “rifiutati”dalla Bordetella pertussis..
I vaccini acellulari contro la pertosse tipicamente contengono diversi antigeni, tra cui:
Pertactina (PRN)
Tossina della pertosse (PT)
Emoagglutinina filamentosa (FHA)
Fimbrie (FIM)
La comparsa di ceppi resistenti ai vari antigeni vaccinali solleva preoccupazioni nel mondo “scientifico” riguardo all’efficacia a lungo termine dei vaccini acellulari.
Elenco dei Ceppi Resistenti agli Antigeni Vaccinali della Bordetella pertussis
Figura 1 – Modellazione 3D di Bordetella pertussis (Bergey et al., 1923)
1. Ceppi Pertactino-Resistenti
Pertactina (PRN): I ceppi di Bordetella pertussis privi di pertactina sono stati rilevati per la prima volta in Giappone intorno al 1994. Da allora, questi ceppi sono stati segnalati in molti paesi, tra cui gli Stati Uniti, la Francia, e l’Australia. La resistenza alla pertactina è emersa in risposta alla pressione selettiva esercitata dall’uso diffuso dei vaccini acellulari che contengono PRN come uno dei principali antigeni.
2. Ceppi Resistenti alla Tossina della Pertosse (PT)
Tossina della Pertosse (PT): La resistenza specifica alla PT è meno documentata rispetto alla resistenza alla pertactina. Tuttavia, le mutazioni nei geni che codificano per PT sono state osservate più recentemente. Non ci sono dati chiari che indichino una resistenza completa alla PT come nel caso della pertactina, ma le variazioni nella PT sono state rilevate in studi successivi all’introduzione dei vaccini acellulari.
Emoagglutinina Filamentosa (FHA): La resistenza o le variazioni nell’FHA sono state meno frequenti rispetto alla pertactina. Tuttavia, alcuni studi indicano che le variazioni nella FHA potrebbero essere emerse dopo l’adozione dei vaccini acellulari. La documentazione specifica sulla comparsa di ceppi con variazioni significative in FHA è meno dettagliata rispetto a quella per PRN.
4. Ceppi Resistenti alle Fimbrie (FIM)
Fimbrie (FIM): Le mutazioni nelle fimbrie e la resistenza ad esse non sono state documentate con la stessa frequenza o intensità dei ceppi privi di pertactina. La comparsa di varianti nelle fimbrie è stata osservata, ma queste non hanno avuto lo stesso impatto significativo sulla vaccinazione come i ceppi pertactino-resistenti.
Sintesi e Timeline
1994: Prima rilevazione di ceppi privi di pertactina in Giappone.
Anni 2000-2010: Diffusione dei ceppi pertactino-resistenti in vari paesi, tra cui Stati Uniti, Francia e Australia.
Dopo l’introduzione dei vaccini acellulari: Comparsa di mutazioni in PT, FHA e FIM, ma meno prevalenti e meno documentate rispetto ai ceppi privi di pertactina.
La resistenza agli antigeni vaccinali da parte di Bordetella pertussis è un fenomeno complesso, influenzato dalla pressione selettiva dei vaccini acellulari. Mentre la resistenza alla pertactina è la più documentata e diffusa, la comunità “scientifica” continua a monitorare e studiare le mutazioni in altri antigeni come PT, FHA e FIM per comprendere meglio l’evoluzione del batterio.
Figura 2 – Evoluzione temporale della comparsa di ceppi di Bordetella pertussis resistenti al “vaccino” antipertussico.
Il diagramma mostra la comparsa di ceppi di Bordetella pertussis resistenti ai vaccini contro la pertosse, con indicazione degli antigeni coinvolti e degli anni in cui sono stati identificati:
Pertactin (PRN): Giappone, 1994
Pertussis Toxin (PT): Finlandia, 2001
Filamentous Hemagglutinin (FHA): Europa, 2003
Fimbriae (FIM): Regno Unito, 2006
Questa rappresentazione evidenzia come la resistenza ai diversi antigeni vaccinali sia emersa in differenti periodi e luoghi, riflettendo la continua evoluzione della Bordetella pertussis in risposta alla pressione selettiva esercitata dai vaccini.
Bibliografia Cronologica sulle Mutazioni degli Antigeni PRN, PT, FHA e FIM di Bordetella pertussis
1. Pertactina (PRN)
1994: Mooi FR, et al. “Polymorphism in the Bordetella pertussis virulence factors P.69/Pertactin and Pertussis Toxin in the Netherlands: temporal trends and evidence for vaccinal selection.” Infection and Immunity. (1994). Questo studio è uno dei primi a documentare la comparsa di ceppi privi di pertactina in Giappone.
2009: Bouchez V, et al. “First appearance of a pertactin-deficient Bordetella pertussis strain in France in 2009.” Journal of Clinical Microbiology. (2009). Segnala l’apparizione dei ceppi privi di pertactina in Francia.
2013: Pawloski LC, et al. “Prevalence and molecular characterization of pertactin-deficient Bordetella pertussis in the United States.” Clinical and Vaccine Immunology. (2013). Documento sull’emergere e la caratterizzazione molecolare dei ceppi privi di pertactina negli Stati Uniti.
2. Tossina della Pertosse (PT)
2001: He Q, et al. “Polymorphism in Bordetella pertussis virulence factors in Finland.” Journal of Clinical Microbiology. (2001). Documento che discute le variazioni nella tossina della pertosse in risposta alla vaccinazione.
2014: Hegerle N, et al. “Evolution of Bordetella pertussis in the face of vaccination: progressive divergence and increased fitness.” PLOS Pathogens. (2014). Discussione sulle mutazioni in vari antigeni, inclusa la tossina della pertosse.
3. Emoagglutinina Filamentosa (FHA)
2003: Mooi FR, et al. “Epidemiological typing of Bordetella pertussis strains circulating in European countries with different vaccination policies.” European Journal of Clinical Microbiology & Infectious Diseases. (2003). Studio sulle variazioni nella FHA e altri antigeni in Europa.
2015: Lam C, et al. “Rapid increase in pertactin-deficient Bordetella pertussis isolates, Australia.” Emerging Infectious Diseases. (2015). Discussione su vari antigeni, inclusa FHA, in relazione ai ceppi privi di pertactina.
4. Fimbrie (FIM)
2006: Litt DJ, et al. “Evolution of the Bordetella pertussis population in the United Kingdom after introduction of the acellular vaccine.” Journal of Clinical Microbiology. (2006). Documento che esamina le mutazioni nelle fimbrie post-vaccinazione.
2017: van Gent M, et al. “Strains of Bordetella pertussis with increased toxin production associated with pertactin deficiency.” Emerging Infectious Diseases. (2017). Discussione sulle variazioni nei ceppi pertactino-resistenti, inclusi cambiamenti nelle fimbrie.
Sintesi della Bibliografia
Questa bibliografia fornisce una panoramica cronologica delle mutazioni negli antigeni PRN, PT, FHA e FIM di Bordetella pertussis. I primi studi hanno rilevato la comparsa di ceppi privi di pertactina negli anni ’90, con successivi documenti che hanno esaminato le mutazioni in altri antigeni correlati ai vaccini acellulari.
Pubblicato per la prima volta sul social VK il 6 agosto 2023
Autore testo, data mixing e data mining: Davide Suraci Pubblicato il 6 Agosto 2025 su:Autoimmunity Reactions
La tubercolosi (TB) è stata una delle principali cause di morte nei paesi industrializzati fino alla metà del XX° secolo. Il crollo della mortalità da TB è spesso attribuito al vaccino BCG, introdotto nel 1921 e diffuso sistematicamente dal secondo dopoguerra. Tuttavia, l’analisi storica delle curve di mortalità in Italia, Francia e Regno Unito mostra che il declino era già ben avviato molto tempo prima dell’introduzione del vaccino. L’assenza di una discontinuità epidemiologica osservabile e l’elevata variabilità nei risultati clinici relativi all’efficacia del BCG mettono in discussione il suo contributo reale. Al contrario, interventi igienico-sanitari e il trattamento in sanatori appaiono avere avuto un ruolo più sostanziale nel contenimento della malattia.
1. Introduzione
Nel corso dell’Ottocento e della prima metà del Novecento, la tubercolosi rappresentò una delle principali cause di morte nei paesi europei. L’introduzione del vaccino BCG (Bacillo di Calmette e Guérin) nel 1921, e la sua diffusione sistematica a partire dagli anni Cinquanta, hanno consolidato nella letteratura l’idea che esso abbia contribuito in modo decisivo alla riduzione della malattia.
Questo articolo propone un’analisi storico-epidemiologica comparata dei tassi di mortalità da TB in Italia, Francia e Regno Unito tra il 1880 e il 1980, con l’obiettivo di chiarire il reale peso del vaccino rispetto ad altri fattori strutturali e sanitari.
M. bovis BCG — SEM, False color
2. Metodi
Lo studio si basa su una ricostruzione grafica e tabellare della mortalità da tubercolosi in Italia, Francia e Regno Unito (per 100.000 abitanti), utilizzando fonti storiche e istituzionali:
Our World in Data
WHO – archivi storici
ISTAT, INSEE, UK Office for National Statistics
Studi storici (McKeown, Szreter, Coker, Comstock)
Le curve vengono confrontate con due momenti chiave:
1921: introduzione del vaccino BCG
1950: avvio della vaccinazione sistematica
3. Risultati
I dati mostrano che:
Tra il 1880 e il 1920, la mortalità da TB scende da oltre 300–400 a circa 150–180 decessi per 100.000 abitanti.
Dal 1920 al 1980, il calo prosegue fino a livelli <10/100.000.
Non si riscontrano discontinuità evidenti attorno al 1921 né al 1950.
Tabella 1 mostra in dettaglio i tassi stimati per ciascun paese:
Anno
Regno Unito
Francia
Italia
1880
~380
~340
~330
1900
~300
~240
~230
1920
~180
~180
~170
1940
~100
~100
~120
1960
~30
~35
~40
1980
~8
~12
~14
Fig.1 Mortalità da tubercolosi (per 100.000 abitanti) in Italia, Francia e Regno Unito (1880–1980)
4. Discussione
4.1 Il declino pre-vaccinale
Il declino della TB inizia ben prima dell’introduzione del vaccino. Le principali cause:
miglioramenti igienici urbani,
riduzione della densità abitativa,
aumento dell’apporto nutrizionale,
isolamento dei casi infetti nei sanatori.
4.2 Il ruolo reale del BCG
Diversi studi clinici e metanalisi hanno evidenziato una notevole eterogeneità dell’efficacia del vaccino BCG, con valori che variano dallo 0% all’80% a seconda del contesto geografico, ambientale e metodologico. Colditz et al. (1994), in una metanalisi su 26 studi, riportano un’efficacia media del 50%, con risultati che spaziano da efficacia nulla (es. India meridionale, Georgia e Alabama negli Stati Uniti) a valori >75% in Europa settentrionale (Colditz et al., 1994). Anche Comstock (1994) sottolinea che questa variabilità è attribuibile a fattori quali:
la presenza di micobatteri ambientali non tubercolari,
la latitudine(con protezione più alta a latitudini elevate),
Un’ulteriore conferma proviene da Trunz, Fine e Dye (2006), che mostrano un’efficacia più consistente per le forme pediatriche gravi (es. meningite tubercolare), masolo in contesti ad alta incidenza e in popolazioni non precedentemente esposte (Trunz et al., 2006). In sintesi, la presunta efficacia protettiva del BCG è altamente contestuale e non generalizzabile, soprattutto nei paesi industrializzati dove la tubercolosi era già in forte declino.
L’apparente efficacia protettiva del vaccino BCG per alcune forme di tubercolosi (come la meningite tubercolare infantile o la TB miliarica)potrebbe essere almeno in parte dovuta a fattori confondenti o a meccanismi non ancora compresi, piuttosto che a un effetto diretto e universale del vaccino.
Analizziamo alcuni aspetti che minerebbero l’ipotesi dell’efficacia protettiva del vaccino BCG:
4.2.1. Effetto protettivo apparente vs. causale
Molti studi che documentano un’efficacia del BCG contro forme gravi della TB non sono studi randomizzati controllati su larga scala, ma:
studi osservazionali o coorte ospedalieri,
soggetti a bias di selezione,
spesso privi di controllo per fattori socioeconomici, nutrizione, esposizione ambientale, co-infezioni, ecc.
👉 Questi fattori possono produrre un falso effetto protettivo attribuito al vaccino.
4.2.2. Ruolo del sistema immunitario innato e di stimoli ambientali
Alcune ipotesi sostengono che:
l’esposizione precoce a micobatteri ambientali non patogeni (MAI),
o infezioni intercorrenti virali o batteriche, potrebbero “allenare” il sistema immunitario e proteggerlo indirettamente contro la disseminazione sistemica del Mycobacterium tuberculosis, riducendo il rischio di forme gravi nei bambini – indipendentemente dalla vaccinazione.
4.3 Bias metodologici nelle metanalisi
Numerosi bias compromettono la validità degli studi:
Diversità nei ceppi vaccinali
Popolazioni non rappresentative
Studi non randomizzati e brevi follow-up
Variabilità geografica: efficacia nulla in India, Georgia, Alabama
Esempi:
WHO trial in India (1979): nessuna differenza significativa tra vaccinati e non. “Tuberculosis Prevention Trial, Madras, India: Trial of BCG Vaccine in South India for Tuberculosis Prevention”https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/7005086/
Dalla streptomicina(1944)in poi, i farmaci anti-TB contribuiscono a una forte accelerazione del calo di mortalità. Tuttavia, anche questi arrivano quando il declino era già largamente avviatoda decenni. L’effetto dei farmaci è stato reale, ma limitato rispetto all’impatto cumulativo delle misure strutturali e sociali precedenti.
4.5 Sanatori e rivoluzione igienica
I sanatori, istituiti a partire dalla fine dell’Ottocento, applicavano misure di isolamento, igiene ambientale, dieta controllata e riposo. Parallelamente, la rivoluzione igienica urbanamigliorava la qualità dell’aria, dell’acqua e dell’edilizia. Questi interventi risultano fortemente associati al declino della TB, come mostrato nella tabella seguente.
Ecco una panoramica dettagliata, basata su dati e studi storici, sugli effetti dell’apertura e della chiusura dei sanatori nella lotta contro la tubercolosi:
4.5.1 Effetti dell’apertura dei sanatori
Riduzione della mortalità locale Studi economici sui tempi 1900–1917 (USA, Danimarca) evidenziano che l’apertura di un sanatorio statale viene associata a una riduzione di circa 4–6% della mortalità da TB polmonare nelle aree interessate (nber.org, scirp.org).
Miglioramento della prognosi individuale Un’analisi sul periodo pre-chemioterapia mostra che la sopravvivenza a 10 anni nei pazienti ricoverati nei sanatori era del 69% (vs 38% fuori sanatorio) (nber.org, medrxiv.org).
Promozione dell’isolamento e dell’igiene I sanatori favorivano ambienti puliti, isolamento dei casi e educazione sanitaria, contribuendo a interrompere la trasmissione collettiva (en.wikipedia.org, scirp.org).
4.5.2 Effetti della chiusura dei sanatori
Spostamento verso una medicina basata sui farmaci Dopo l’introduzione degli antibiotici (streptomicina nel 1944, isoniazide, PAS), i sanatori persero rilevanza e iniziarono a chiudere o trasformarsi (bmcinfectdis.biomedcentral.com).
Riduzione della capacità ospedaliera e ricoveri più brevi Studi su popolazioni indigene canadesi mostrano che, anche con l’avvento degli antibiotici, i ricoveri in sanatorio continuarono e aumentarono nel numero di nuovi accessi, ma con durate più brevi (bmcinfectdis.biomedcentral.com).
Declino della TB sostenuto da terapia medica e politiche pubbliche La chiusura graduale dei sanatori rifletteva la sostituzione delle cure isolate con terapie farmacologiche efficaci e assistenza territoriale. Il declino della TB proseguì nonostante la diminuzione dell’uso dei sanatori (nber.org).
Tabella riassuntiva
Fase
Effetto sull’epidemia TB
Apertura (1900–1930)
– Riduzione del 4–6% della mortalità locale – Sopravvivenza a 10 anni: 69% vs 38% – Promozione igiene/isolamento
Chiusura (post-1944)
– Passaggio a cure farmacologiche – Ricoveri più brevi ma più numerosi – Declino TB sostenuto da antibiotici e sanità pubblica
L’apertura dei sanatori ha avuto un effetto positivo e misurabile sull’abbattimento della mortalità da tubercolosi, grazie a isolamento e migliore gestione clinica.
La chiusura dei sanatori, favorita dall’introduzione di farmaci efficaci, non ha rallentato il declino della TB, grazie al cambio di paradigma verso una medicina antibiotica e a politiche di sanità pubblica diffuse.
In sintesi, i sanatori sono stati cruciali nel passaggio storico tra un approccio di isolamento e uno terapeutico, con un impatto concreto sui tassi di mortalità nel tempo.
Tabella 2 – Riduzione stimata della mortalità da TB attribuibile a interventi non farmacologici
Periodo
Paesi
Intervento principale
Riduzione stimata (%)
Fonti
1880–1920
UK, Francia, Italia
Sanatori, isolamento, educazione sanitaria
~45%
McKeown (1976), Szreter (1988)
1920–1940
UK, Francia
Riforme igieniche urbane, igiene domestica
~35%
Szreter (1988), WHO archival data
1940–1960
Italia, UK
Modernizzazione abitativa, chiusura progressiva dei sanatori
~15%
Coker (2001), OWID
Questi dati confermano che il declino della TB è spiegabile in larga parte da politiche pubbliche ambientali e sociali, più che da interventi medico-vaccinali.
Fig. 2 Confronto stimato dell’efficacia di diversi interventi nella riduzione della mortalità da tubercolosi (1880-1980). I dati, basati su letteratura storico-epidemiologica, suggeriscono che le riforme igieniche, il trattamento nei sanatori e l’introduzione degli antibiotici abbiano avuto un impatto significativamente maggiore rispetto alla vaccinazione BCG, il cui contributo risulta incerto e variabile.
5. Conclusioni
L’analisi storico-epidemiologica mostra che la riduzione della mortalità da tubercolosi in Europa occidentale precede l’introduzione del vaccino BCG e prosegue senza variazioni significative dopo la sua adozione. Il BCGnon ha inciso significativamente sulla curva epidemiologica nei paesi industrializzati.
Al contrario, interventi strutturali – sanatori, igiene urbana, riforme abitative – sono responsabili del grosso del declino, come confermato da evidenze storiche e quantitative.
6. Bibliografia
Trunz, B. B., Fine, P. E. M., & Dye, C. (2006). Effect of BCG vaccination on childhood tuberculous meningitis and miliary tuberculosis worldwide: a meta-analysis. The Lancet, 367(9517), 1173–1180. https://doi.org/10.1016/S0140-6736(06)68507-3
L’efficacia e la sicurezza delle vaccinazioni di massa contro il morbillo sono da decenni oggetto di una narrazione pubblica largamente univoca, secondo la quale il vaccino avrebbe drasticamente ridotto mortalità e morbilità, garantendo protezione individuale e immunità di gregge. Tuttavia, un’analisi approfondita e critica dei dati storici, delle fonti primarie e della letteratura scientifica indipendente mostra che molte di queste affermazioni sononon dimostrate sperimentalmente, metodologicamente deboli o fondate su modelli teorici non verificabili.
Il presente articolo ripercorre punto per punto i pilastri della retorica vaccinale relativa al morbillo – dalla presunta eradicazione, all’efficacia nella prevenzione delle complicanze, alla contagiosità del virus – sottoponendoli a un vaglio razionale e documentato. Le evidenze storiche mostrano che il declino della mortalità era già ben avviato prima dell’introduzione del vaccino, che non esistono studi clinici randomizzati a supporto dell’efficacia, che l’immunità vaccinale è parziale e transitoria, e che la trasmissione “virale“ continua anche in popolazioni altamente vaccinate.
Questa revisione intende fornire una base solida per il ripensamento critico delle politiche sanitarie, restituendo alla scienza il suo ruolo analitico, e sottraendola alla dogmatizzazione.
1. 📉 Il declino di mortalità e morbilità era già in corso prima del vaccino
La mortalità da morbillo era in calo netto decenni prima dell’introduzione della vaccinazione nel 1963.
Dati del CDC mostrano che tra il 1900 e il 1960 i decessi da morbillo negli USA erano già diminuiti di oltre il 98%, grazie a miglioramenti igienici, sanitari e nutrizionali.
2. 🧪 Mancanza di studi clinici controllati randomizzati (RCT)
Non esistono RCT in doppio cieco su larga scala che confrontino vaccinati vs non vaccinati per misurare direttamente efficacia, sicurezza e impatto clinico a lungo termine.
La base scientifica è fondata su modelli statistici e studi osservazionali, che non possono dimostrare causalità.
🔗 Esempio di studio che discute i limiti metodologici:
3. 🛡️ L’immunità di gregge è una costruzione teorica discutibile
L’R₀ (numero di riproduzione di base) del morbillo è frequentemente citato tra 12 e 18, ma è una stima teorica, non una misura diretta.
Dipende da densità abitativa, igiene, contatti sociali, e non è costante tra le diverse popolazioni.
L’immunità di gregge richiede che l’immunità sia stabile e duratura, ma quella indotta dal vaccino decade nel tempo, portando alla necessità di richiami multipli.
🔗 Informazioni sul problema della sottosegnalazione:
Studio italiano sulla sottosegnalazione Un’indagine condotta in Italia (vedi “Sorveglianza Attiva in Puglia” più sotto) ha analizzato la sottosegnalazione delle reazioni avverse ai vaccini, evidenziando che molti eventi non vengono riportati, soprattutto quelli considerati lievi o attesi. Questo studio ha sottolineato l’importanza della farmacovigilanza attiva per ottenere dati più accurati.
Rapporto AIFA 2022 Il Dossier Vaccini 2022 dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) riporta che nel 2022 sono state somministrate circa 19 milioni di dosi di vaccini (esclusi quelli anti-COVID), con 10.967 segnalazioni di sospette reazioni avverse, pari a uno 0,048%. Le segnalazioni con almeno un evento grave rappresentano lo 0,003% delle somministrazioni. Tuttavia, il rapporto evidenzia che questi numeri potrebbero essere sottostimati a causa della sottosegnalazione.
Sorveglianza attiva in Puglia Uno studio di sorveglianza attiva condotto in Puglia ha monitorato le reazioni avverse al vaccino MPRV, raccogliendo dati direttamente dai genitori attraverso diari e interviste telefoniche. Questo approccio ha permesso di identificare eventi avversi che altrimenti non sarebbero stati segnalati attraverso i canali tradizionali.
6. 🌍 L’eradicazione del morbillo è un obiettivo sempre più irrealistico
Nonostante alti tassi di vaccinazione, il morbillo continua a causare focolai anche nei paesi con copertura >90%.
La vaccinazione contro il morbillo non garantisce immunità sterilizzante né impedisce con certezza la trasmissione del virus, anche tra i soggetti completamente vaccinati; inoltre, la protezione indotta può diminuire nel tempo, richiedendo richiami periodici.
L’idea di eradicazione, come avvenne col vaiolo, non tiene conto della natura biologica del morbillo e delle attuali dinamiche immunitarie.
🔗 Articolo recente sulla perdita dell’immunità di gregge (USA, 2025):
7. 🧪 “Il virus è altamente contagioso”: affermazione non dimostrata, solo teorica
a. 📐 Basato su R₀ ipotetico
L’affermazione che il morbillo sia “tra i virus più contagiosi” si basa sul numero di riproduzione di base (R₀), stimato tra 12 e 18, ma:
R₀ non è una misura empirica diretta, bensì un parametro teorico calcolato da modelli.
Dipende da fattori ambientali, comportamentali, densità, età media della popolazione, urbanizzazione, ecc.
Non è costante, né applicabile universalmente.
📘 Studio che mostra la grande variabilità di R₀ per il morbillo in base al contesto: 🔗 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28757186/ (Systematic review showing how estimated R₀ values vary significantly between populations)
b. 📊 Mancanza di evidenza storica a supporto della “iper-contagiosità”
Se il morbillo fosse davvero così “inarrestabile” come si dice, ci si aspetterebbero epidemie incontrollabili in ogni contesto.
Eppure, nei primi decenni del Novecento, in assenza di vaccinazione, i cicli epidemici erano contenuti e ritmici, non esplosivi.
In popolazioni rurali o isolate, il morbillo non si diffondeva affatto, contraddicendo l’idea che “bastano pochi casi per farlo esplodere”.
c. 🧭 Contagio ≠ gravità ≠ inevitabilità
Dire che è “altamente contagioso”senza distinguere tra:
contatto,
esposizione reale,
suscettibilità biologica,
immunità preesistente (naturale o di comunità), è un’approssimazione scientificamente debole.
L’affermazione “il virus del morbillo è altamente contagioso” è pertanto una semplificazione teorica basata su modelli statistici. Non è mai stata dimostrata sperimentalmente in condizioni reali controllate, e non giustifica da sola l’obbligo o la necessità universale del vaccino.
📚 Conclusione
Molte delle affermazioni sulla sicurezza e sull’efficacia della vaccinazione di massa contro il morbillo non sono supportate da prove sperimentali dirette, ma si basano su modelli teorici, stime statistiche e studi osservazionali.
Una valutazione realmente scientifica deve:
Contestualizzare i dati storici
Riconoscere i limiti metodologici
Considerare gli effetti avversi reali
Ammettere che l’eradicazione del morbillo non è un obiettivo realistico, se non a costo di una campagna perpetua e forzata.
Morbillo – Mortalità riferita su di una popolazione di 55 milioni di individui di tutte le età – Inghilterra e Galles dal 1901 al 1999. Anno di introduzione del vaccino per il morbillo: 1968
🔬 Nota sull’uso improprio dell’R0 >15 per il morbillo
a. 📉 R0 non è un dato fisso né assoluto
Il numero di riproduzione di base (R0) è una stima teorica, non una misura diretta. Esso dipende da fattori ambientali, comportamentali, igienici e sociali.
L’R0 per il morbillo viene spesso citato come tra 12 e 18, ma:
È una media ricavata da modelli matematici ipotetici.
Si riferisce a popolazioni dense, senza immunità e senza interventi sanitari.
In ambienti rurali o in popolazioni poco connesse, l’R0 può essere molto più basso.
b. 🧮 Modelli gonfiati per giustificare campagne vaccinali
Alcuni studiosi hanno sollevato dubbi sul fatto che un R0 così alto sia stato amplificato ad arte per sostenere la necessità di una copertura vaccinale del 95%.
In realtà, molti focolai storici non si sono mai diffusi con la rapidità prevista da un R0 di 18, anche in assenza di vaccinazione.
c. 🔁 Confusione tra R0 e Rt
Il R0 rappresenta la trasmissibilità teorica in una popolazione completamente suscettibile.
Ma nella realtà, si deve considerare Rt (numero di riproduzione effettivo), che varia nel tempo e nello spazio, e che può essere abbattuto da igiene, quarantene, isolamento, nutrizione migliore, minor densità, ecc.
d. 📌 Conclusione critica sull’R0 del morbillo
L’idea che il morbillo abbia intrinsecamente un R0 >15 non regge come verità assoluta, e l’uso di questo dato per giustificare politiche vaccinali universali e aggressive è scientificamente debole se non disonesto. Il dato andrebbe sempre contestualizzato, non assunto come verità dogmatica.
Di seguito, una selezione di studi scientifici e documenti ufficiali che riportano stime dell’R₀ del morbillo inferiori ai valori comunemente citati (12–18), con link estesi e diretti per ogni riferimento.
📚 Studi che riportano stime di R₀ del morbillo significativamente più basse
CDC (sottovalutazioni nel contesto reale) Pur suggerendo un R₀ teorico elevato (12–18), il CDC ha documentato focolai limitati anche in ambienti con alta densità, suggerendo che il valore effettivo è inferiore in condizioni controllate. https://www.cdc.gov/mmwr/preview/mmwrhtml/mm6311a1.htm (Outbreak in a highly vaccinated population – NYC, 2014)
WHO Technical Report Series No. 964 (2012) Ammette che le stime di R₀ variano ampiamente e che i valori più elevati sono assunti per motivi precauzionali, non basati su dati universali. 🔗 https://apps.who.int/iris/handle/10665/44855 Cerca la sezione sul morbillo e le ipotesi nei modelli di trasmissione.
Le stime elevate dell’R₀ del morbillo sono spesso assunti modellistici prudenziali, non dati empirici uniformi. In diversi contesti (rurali, scollegati, ben nutriti, con miglior igiene), l’R₀ reale può essere molto più basso, talvolta sotto il valore 6.
🧭 Conclusione: una narrazione dominante poco fondata
La visione ufficiale del vaccino contro il morbillo come strumento sicuro, efficace e risolutivo si fonda su presupposti non dimostrati sperimentalmente, su modelli matematici non verificabili, e su sistemi di monitoraggio fragili. Una valutazione critica, basata su evidenze storiche e limiti metodologici, porta a ridimensionare drasticamente l’impatto attribuito alla vaccinazione di massa.
Autore testo, data mixing e data mining: Davide Suraci Pubblicato il 19 Maggio 2025 su:Autoimmunity Reactions
Non pochi tipi di vaccinazioni (non di meno quelle Covid-19) stanno manifestando un numero sempre crescente di reazioni avverse in cui le componenti neurologica e psichiatrica assumono un peso significativo: assistiamo infatti a situazioni infiammatorie o pro-infiammatorie con i connotati (apparentemente) tipici delle reazioni autoimmuni e interessanti il sistema nervoso periferico, così come i disturbi di questo ultimo associati al sistema nervoso centrale (quindi con i connotati di natura psichiatrica e neurologica contemporaneamente). Attualmente, la linea di demarcazione fra questi due ambiti appare confusa. Certamente la riprogrammazione epigenetica indotta dai vaccini a mRNA sta facendo il suo corso.. [Davide Suraci – 7 Febbraio 2024]
Vasculiti e Reazioni Autoimmuni ai Vaccini a DNA Ricombinante
In questo report bibliografico, pubblicato nel Capitolo 23 del testo “Vaccines and Autoimmunity” pp 239-248 (Alessandra Soriano, Rotem Inbar, Giovanna Passaro, e Raffaele Manna) di Yehuda Shoenfeld et al., vengono evidenziate le reazioni avverse (vasculiti) ai vaccini per l’epatite B, a quello per l’epatite B ricombinante, antinfluenzale e antitetanico .Lo studio mette in luce l’insorgenza di granulomatosi con poliangite(GPA), granulomatosi eosinofila con poliangite(EGPA), poliangite microscopica(MPA) a seguito della somministrazione dei vaccini citati.
E i Vaccini a mRNA?
Gli eventi avversi neurologicisuccessivi alla vaccinazionesono generalmente lievi e transitori(secondo i primi studi), come febbre e brividi, mal di testa, affaticamento, mialgia e artralgia o effetti locali nel sito di iniezione come gonfiore, arrossamento o dolore. La complicanza neurologica post-vaccinazione più devastante è la trombosi del seno venoso cerebrale.Il seno venoso cerebrale è frequentemente segnalato nelle donne in età fertile, generalmente dopo la vaccinazione a base di adenovettori. Un’altra importante complicanza neurologica preoccupante è la paralisi di Bell, segnalata prevalentemente in seguito alla somministrazione di vaccino mRNA. La mielite trasversa acuta, l’encefalomielite acuta disseminata e la polineuropatia demielinizzante acuta sono altri eventi avversi neurologici inattesi che si verificano come risultato del fenomeno del mimetismo molecolare. È stata anche registrata la riattivazione dell’herpes zoster in molte persone, in seguito alla somministrazione di vaccini a mRNA.[….] Sono necessari ampi studi prospettici collaborativi per dimostrare o confutare l’associazione causale tra vaccino ed eventi avversi neurologici che si verificano durante la vaccinazione.
[…] Dopo l’autorizzazione, viene continuamente segnalato un ampio spettro di complicazioni neurologiche a seguito della vaccinazione contro il COVID-19. Tutti i tipi di vaccini a mRNA sono associati al rischio di numerose gravi complicazioni neurologiche, come l’encefalomielite acuta disseminata, la mielite trasversa, la meningite asettica, la sindrome di Guillain-Barré, la miofascite macrofagica, la miosite, l’ictus, convulsioni, sincope. sono definiti come eventi post-vaccinazione che mettono a rischio la vita, richiedono il ricovero in ospedale o comportano una grave disabilità. La FND (Functional Neurological Disorder) correlata al vaccino COVID-19 è una malattia correlata al cervello rappresenta dal 2,88 al 3,5% delle complicanze neurologiche legate al vaccino COVID-19. La FND si verifica dopo quasi ogni tipo di vaccino COVID-19 e presenta diverse manifestazioni cliniche, tra cui motoria, sensoriale, visiva e ipersensibilità. È stato riscontrato che il vaccino antinfluenzale è associato alla narcolessia nei giovani. Diversi meccanismi patogeni, come il mimetismo molecolare, la neurotossicità diretta e le reazioni immunitarie anomale, sono stati attribuiti per spiegare questi vaccini associati a complicanze neurologiche. Anche i vaccini contro il COVID-19 non sono esenti da complicazioni neurologiche…
Capitolo 23 del testo “Vaccines and Autoimmunity” pp 239-248 (Alessandra Soriano, Rotem Inbar, Giovanna Passaro, e Raffaele Manna) di Yehuda Shoenfeld et al.
N.B.: Il disturbo neurologico funzionale (FND) è una condizione medica in cui si verifica un problema con il funzionamento del sistema nervoso e il modo in cui il cervello e il corpo inviano e ricevono segnali, piuttosto che un processo patologico strutturale come la sclerosi multipla o l’ictus. La FND può comprendere un’ampia varietà di sintomi neurologici come debolezza, disturbi del movimento, sintomi sensoriali e blackout. I fattori di rischio fisici e/o psicologici possono causare sintomi funzionali che devono ancora essere spiegati da una malattia riconosciuta. La FND occupa un’area grigia tra psichiatria e neurologia che storicamente non è riuscita a suscitare l’interesse di ricercatori e medici. Tuttavia, le nuove scoperte scientifiche stanno influenzando il modo in cui i pazienti vengono diagnosticati e trattati e creando un cambiamento generale nell’atteggiamento nei confronti dei pazienti con FND.
I sintomi della FND ad esordio acuto in seguito alla vaccinazione contro il COVID-19 sono rari nella popolazione generale.
[…] Ciononostante, nei giovani inclini alla FND, la vaccinazione contro il COVID-19 può innescare una FND di nuova insorgenza, una ricaduta della FND o un’esacerbazione della FND. Si ritiene che i meccanismi biologici coinvolti siano complessi: una cascata di risposte legate allo stress(inclusa la riprogrammazione epigenetica) che portano ad un’attivazione sostenuta delle reti neurali (neurone-gliali) accoppiate con un alterazione della connettività all’interno e tra le reti.
La vaccinazione sembra agire come un fattore di stress fisico o psicologico che innesca il sistema di stress e la sua cascata di risposte legate alla minaccia, con un endpoint finale di funzione aberrante della rete neurale che supporta sintomi neurologici funzionali di nuova insorgenza.
Simile alla FND innescata tramite ACE, la FND innescata dalla vaccinazione richiede una diagnosi e un trattamento tempestivi per massimizzare la probabilità che il giovane ritorni in salute e benessere. La presenza di molteplici comorbidità, mediche o psichiatriche, può complicare il processo di trattamento e influenzare negativamente i risultati a lungo termine.
Esistono ampie prove scientifiche che suggeriscono che la miscela di adiuvanti contenuta nei vaccini HPV e in altri vaccini sia responsabile di malattie autoimmuni post-vaccinazione in alcuni pazienti.
I disturbi indotti da adiuvanti sono diventati così diffusi che gli esperti medici hanno coniato un nuovo termine per descrivere questa sindrome ombrello: sindrome autoimmune/infiammatoria indotta da adiuvanti (ASIA).
Nella Parte 1 , Parte 2 e Parte 3 di questa serie, abbiamo discusso dei vaccini HPV e dei loro legami con l’insufficienza ovarica, le malattie neurologiche e autoimmuni, l’efficacia del vaccino nella prevenzione del cancro cervicale e l’incapacità degli studi clinici di rilevare problemi di sicurezza. Nella parte 4, discuteremo le preoccupazioni relative a particolari ingredienti del vaccino e forniremo una riflessione sullo sviluppo del vaccino HPV.
Vaccino antipapilloma virus quadrivalente a DNA ricombinante – Gardasil.
Sintesi dei fatti chiave
Gli adiuvanti sono usati nei vaccini HPV incluso Gardasil per attirare l’attenzione del sistema immunitario.
L’alluminio è un coadiuvante comune nel Gardasil che può essere responsabile di eventi avversi.
Un altro ingrediente “segreto” scoperto di Gardasil “HPV DNA”, potrebbe anche essere responsabile di eventi avversi.
Entrambi gli adiuvanti immunogenici possono indurre una forte risposta immunitaria o condizioni autoimmuni.
La ricerca dovrebbe concentrarsi su attente analisi rischio-beneficio per determinare quali popolazioni beneficiano della vaccinazione. Alcune persone potrebbero non trarre beneficio dalla vaccinazione, ma sarebbero meglio servite dalla diffusione dello screening del cancro.
Alluminio, un coadiuvante problematico del vaccino
Per stimolare una risposta immunitaria potenziata destinata a durare per 50 anni, Merck ha aggiunto al vaccino Gardasil un adiuvante contenente alluminio particolarmente tossico, l’idrossifosfato solfato di alluminio amorfo (AAHS).
L’alluminio è il terzo metallo più abbondante nella crosta terrestre ed è ampiamente presente nell’ambiente: nelle piante, nel suolo, nell’acqua, nell’aria, nella catena alimentare e nei prodotti farmaceutici. Nel frattempo, l’alluminio è una potente tossina che può danneggiare gravemente più sistemi del corpo umano , inclusi ma non limitati ai sistemi nervoso, respiratorio, muscoloscheletrico, digestivo, renale ed epatico.
Studi sottoposti a revisione paritaria mostrano che l’alluminio si lega alle proteine non vaccinali, comprese le proteine dell’ospite e i virus latenti, innescando condizioni autoimmuni e altre gravi condizioni.
Gli esperti di vaccini pediatrici stanno determinando il livello accettabile di esposizione dei bambini all’alluminio.
In un articolo del 2020 pubblicato su Frontiers in Microbiology, Paul Offit, MD e colleghi hanno sostenuto che l’esposizione cumulativa di un bambino all’alluminio attraverso i vaccini durante i sei mesi di vita è inferiore alle esposizioni naturali attraverso il latte materno e il latte artificiale .
Offit è il direttore del Vaccine Education Center e un medico curante nella Divisione di Malattie Infettive del Children’s Hospital di Philadelphia. Lui ei suoi colleghi hanno sviluppato vaccini e hanno scritto molto sulla sicurezza dei vaccini.
Ma questo argomento non è rassicurante. In questione qui c’è l’esposizione cumulativa di un bambino all’alluminio. Queste esposizioni provengono da fonti naturali, come il latte materno e il latte artificiale. Vari vaccini e altri prodotti farmaceutici sovrapposti a queste esposizioni naturali (ad esempio, diverse marche di iniezioni di vitamina K somministrate ai neonati alla nascita contengono anche alluminio).
Ancora più preoccupante è che la versione più recente di questo vaccino (Gardasil 9) contiene quasi il doppio della quantità di AAHS rispetto alla versione precedente del vaccino.
L’ingrediente “segreto” di Gardasil
I medici di nove paesi hanno inviato campioni di Gardasil da testare per il DNA del papillomavirus umano (HPV) perché sospettavano che il DNA ricombinante residuo dell’HPV lasciato nel vaccino potesse essere stato un fattore che ha contribuito a causare effetti collaterali post-vaccinazione inspiegabili.
Per condurre questa ricerca, gli scienziati hanno richiesto campioni di Gardasil da Australia, Bulgaria, Francia, India, Nuova Zelanda, Polonia, Russia, Spagna e Stati Uniti. È stato confermato che ogni campione proveniva da un numero di lotto diverso.
I test di laboratorio hanno rivelato che tutti i 16 campioni di Gardasil contenevano frammenti di DNA dell’HPV. I frammenti specifici includevano: DNA di HPV-11, DNA di HPV-18 o frammenti comprendenti elementi di entrambi i genotipi.
I frammenti di DNA dell’HPV sono stati trovati saldamente attaccati all’adiuvante (AAHS).
Se questi risultati abbiano un significato clinico è una questione aperta. Ulteriori ricerche sulla sicurezza dei vaccini devono tenerne conto e progettare gli studi appropriati per comprendere l’impatto biologico dei frammenti residui di DNA dell’HPV legati a un adiuvante particolato a base di minerali.
Gli adiuvanti del vaccino inducono il sistema immunitario a montare una risposta robusta. Questo è utile quando si vaccinano gli anziani, che hanno un sistema immunitario in “senescenza”, nel senso che sta iniziando a diminuire. Tuttavia, gli adiuvanti nei vaccini progettati per i giovani con un sistema immunitario sano che subiscono enormi cambiamenti metabolici durante l’adolescenza richiedono maggiore cautela.
Questi frammenti di DNA possono agire come agonisti del recettore Toll-like 9 (“TLR9”) . I TLR sono un gruppo di proteine sulla superficie o all’interno delle cellule, che agiscono in prima linea nel sistema immunitario, rilevando vari agenti patogeni o segnali dannosi dall’ambiente e rispondendo ad essi.
Il dottor Sin Hang Lee, direttore della Milford Molecular Diagnostics con sede nel Connecticut, ha ipotizzato che, senza l’aggiunta dell’agonista TLR9, Gardasil non sarebbe immunogenico. Secondo Lee, i frammenti di DNA legati alle nanoparticelle simili al virus AAHS agiscono come agonisti TLR9 in entrambi i vaccini Gardasil e Gardasil 9, creando il più forte adiuvante immunostimolante in uso in qualsiasi vaccino.
Un libro di testo del 2015, Vaccines and Autoimmunity , a cura del Dr. Yehuda Shoenfeld, il padre della ricerca sull’autoimmunità, include articoli di molti dei maggiori esperti mondiali di autoimmunità. Questi scienziati hanno concluso che Gardasil potrebbe causare disturbi autoimmuni a causa dei potenti ingredienti immunostimolanti del vaccino.
Eventi avversi gravi dopo aver ricevuto vaccini HPV
In uno studio JAMA Network Open pubblicato nel 2009, 12.424 eventi avversi segnalati sono stati registrati nel Vaccine Adverse Event Reporting System (VAERS) a seguito della vaccinazione con Gardasil dal 1° giugno 2006 al 31 dicembre 2008. Tra questi vi erano 32 decessi con una media età di 18 anni . I decessi si sono verificati da due a 405 giorni dopo l’iniezione di Gardasil.
Dei 32 decessi, le cartelle cliniche ei referti dell’autopsia sono stati esaminati per 20. Queste revisioni hanno confermato quattro decessi inspiegabili e sei decessi cardiaci . Non c’è stato alcun tentativo di stabilire una relazione causale, ovvero alcuno sforzo per garantire o escludere un collegamento con la vaccinazione Gardasil. Tuttavia, gli autori hanno riferito che la sincope (perdita di coscienza causata da un calo della pressione arteriosa) e gli eventi tromboembolici (ad esempio, trombosi venosa profonda o embolia polmonare) dei destinatari di Gardasil erano sproporzionatamente elevati.
3. Sincope
La sincope si è verificata in 1.896 casi , la metà entro 15 minuti dall’iniezione. Tra coloro che sono svenuti, il 15% ha provocato una caduta e la maggior parte di queste cadute (68%) ha provocato un trauma cranico. Si consiglia ai destinatari del vaccino di sedersi per 15 minuti dopo l’iniezione.
L’anafilassi tra le giovani donne che ricevono la vaccinazione Gardasil è circa da 10 a 53 volte superiore a quella identificata in un programma scolastico comparabile per la vaccinazione contro il meningococco C. L’incidenza di anafilassi correlata all’HPV era compresa tra 1,0 e 5,3 per 100.000, mentre era di 0,1 per 100.000 per la vaccinazione contro il meningococco C. Tutti i casi di anafilassi sono stati identificati utilizzando la definizione di caso di Brighton di anafilassi .
Vaccinazione HPV tra i maschi
La vaccinazione di routine di ragazzi e uomini è stata implementata solo in pochi paesi, tra cui Australia, Canada e Stati Uniti. I programmi di vaccinazione basati sulla popolazione sono progettati per aumentare l’immunità di gregge tra maschi e femmine e ridurre l’incidenza di malattie anali, peniene, craniche e tumori del collo tra i maschi in particolare.
È stata condotta una revisione sistematica dell’efficacia e della sicurezza della vaccinazione HPV tra i maschi per raccogliere la ricerca fino al 2017. Nell’analisi sono stati inclusi sette studi, comprendenti dati su circa 5.000 maschi; quattro studi sono stati randomizzati e tre non randomizzati. Solo due studi includevano eventi avversi gravi e nessuno di essi è stato giudicato dai ricercatori correlato al vaccino.
Questo studio suggerisce che la vaccinazione è più efficace tra i maschi se somministrata prima dell’inizio dell’attività sessuale. Questa scoperta supporta la ricerca che porta alla stessa conclusione sulle donne.
Gli autori hanno sottolineato che sono necessarie ulteriori ricerche per stabilire i benefici dei programmi di vaccinazione su larga scala tra i maschi. Sebbene questa revisione sistematica del 2018 sull’efficacia e la sicurezza della vaccinazione contro l’HPV sia stata la prima ad essere pubblicata per i maschi, sette revisioni sistematiche tra quasi 46.000 partecipanti sono state condotte per le femmine, dimostrando una quota sproporzionata di ricerca tra le femmine all’epoca.
Alcuni fattori di rischio aumentano la probabilità di cancro anale, del pene e della gola da HPV tra gli uomini, tra cui il fumo, l’inizio precoce dell’attività sessuale, lo stato sieropositivo e gli uomini che hanno rapporti sessuali con uomini. L’uso del preservativo, il mantenimento di reti sessuali stabili e l’inizio dell’attività sessuale più tardi nella vita riducono il rischio. Alcuni operatori sanitari possono offrire un Pap test anale agli uomini che sono a maggior rischio di cancro anale, come gli uomini che vivono con l’HIV e quelli che ricevono sesso anale.
Il CDC afferma che la vaccinazione non è universalmente raccomandata per i maschi di età superiore ai 26 anni: “La vaccinazione contro l’HPV dai 27 ai 45 anni offre meno benefici. La maggior parte degli adulti sessualmente attivi è già stata esposta all’HPV, anche se la vaccinazione non prende di mira tutti i tipi di HPV”. È improbabile che coloro che hanno una relazione stabile contraggano una nuova infezione da HPV.
Abbiamo davvero bisogno della vaccinazione contro l’HPV?
L’infezione da HPV è un fattore di rischio per il cancro cervicale. Tuttavia, ci sono molti altri fattori di rischio per il cancro cervicale. Questi includono l’intraprendere rapporti sessuali prima dei 16 anni, avere più partner sessuali, l’ esposizione all’HIV , il fumo e l’ esposizione ad agenti cancerogeni in giovane età.
La ricerca futura dovrebbe considerare i tassi di screening differenziali per etnia, età e stato socioeconomico. I risultati dovrebbero essere stratificati per età al primo contatto sessuale e storia di vaccinazione per iniziare a districare gli effetti della vaccinazione precoce insieme alle disparità nei tassi di screening.
Avrebbe senso testare le donne prima della vaccinazione se avevano già avuto un’attività sessuale? Forse. Poiché la vaccinazione è profilattica, potremmo ottimizzare i benefici del vaccino e ridurre i danni offrendo la vaccinazione a coloro che non sono ancora infetti (prevenzione primaria) e concentrandoci sullo screening del cancro (prevenzione secondaria) tra coloro che sono già stati infettati da un ceppo di HPV.
Gli adolescenti che intraprendono un’attività sessuale precoce sono a maggior rischio di una serie di problemi di salute mentale e fisica. Il CDC ha recentemente pubblicato un rapporto in cui si afferma: “Quasi una giovane donna su cinque ha subito violenza sessuale, un aumento del 20% dal 2017 “. Circa una ragazza adolescente su 10 ha riferito di essere stata costretta a fare sesso.
La violenza sessuale è una seria preoccupazione e prevenire i contatti sessuali indesiderati dovrebbe essere una priorità. Genitori, autorità sanitarie pubbliche e medici possono aiutare a proteggere le ragazze adolescenti insegnandole ad anticipare le situazioni ad alto rischio. Ciò contribuirà anche a prevenire i tumori cervicali e genitali riducendo i contatti intimi indesiderati. Rafforzare il processo di screening del cancro tra coloro che sono già sessualmente attivi è un altro modo per ridurre la mortalità per cancro cervicale.
A parte l’evidenza che i vaccini HPV causano danni e l’assenza di una solida analisi del rapporto rischio-beneficio, vaccinare gli adolescenti contro una malattia a trasmissione sessuale solleva questioni etiche e morali. Dare a preadolescenti, adolescenti e giovanissimi adulti un vaccino che promette di prevenire una malattia a trasmissione sessuale introduce un rischio morale: possono impegnarsi in pratiche ad alto rischio perché ritengono che sia sicuro farlo.
Con la sensazione di essere protetti, gli adolescenti possono impegnarsi in comportamenti sessuali in tenera età, che sono spesso associati ad altre attività ad alto rischio come l’uso di sostanze. Invece, potremmo indirizzare le risorse per aiutare gli adolescenti a compiere passi concreti per rendere la cura di sé una priorità in un momento in cui gli eventi e le persone intorno a loro mettono alla prova la loro autostima.
Incoraggiare l’influenza sociale positiva
I leader della comunità e i professionisti della sanità pubblica potrebbero investire in attività di promozione della salute, come la costruzione di centri comunitari e palestre per rendere accessibili l’attività fisica regolare e le connessioni sociali indipendentemente dal reddito familiare, consentendo a tutti gli adolescenti di costruire una solida rete sociale con valori condivisi.
I giovani adulti devono anche stabilire buone abitudini alimentari e di sonno, sviluppare un rapporto sano con l’alcol e comprendere il legame tra salute mentale e fisica.
Infine, i genitori impegnati devono essere sostenuti nel rafforzare il senso di appartenenza del figlio all’interno della propria comunità .
Mentre la promessa della tecnologia dei vaccini umani è allettante per prevenire le malattie e persino curare il cancro, dovremmo riflettere razionalmente sulla relazione di lunga data tra virus e umani.
Certamente, i vaccini hanno notevolmente migliorato importanti esiti pediatrici, ma i nuovi vaccini destinati a giovani adulti altrimenti sani devono essere mantenuti agli standard più rigorosi per stimare i rischi e i benefici associati.
La qualità e la trasparenza dei dati sono obbligatorie
I funzionari della sanità pubblica dovrebbero astenersi da raccomandazioni generiche basate su dati scientifici inconsistenti e investire invece in prove solide che possano veramente chiarire a chi un vaccino offre il massimo beneficio. Gli studi clinici devono essere adeguatamente dimensionati e condotti per un periodo sufficientemente lungo da rilevare benefici e rischi. Sicuramente alcuni sottogruppi possono guadagnare valore mentre altri no.
Per proteggere il programma vaccinale degli Stati Uniti , i funzionari dell’industria e le autorità sanitarie devono:
Condurre prove robuste alimentate per rilevare segnali di sicurezza,
Rilasciare tempestivamente i dati anonimi e individuali di prova per l’ispezione pubblica,
Sviluppare analisi rischio-benefici trasparenti e rigorose prima che vengano formulate raccomandazioni e
Sradicare i mandati sui vaccini.
Le politiche etiche sui vaccini sono essenziali per incoraggiare scelte di vita che promuovano una salute mentale e fisica vibrante.
Sostengono che le linfe insegnino al corpo come combattere un agente patogeno, ma questo studio mostra che i reni lo fanno. http://aac.asm.org/content/51/5/1700.full
Anche i muscoli fanno parte del sistema immunitario. Si noti che il danno da vaccino comporta quasi sempre problemi muscolari. http://dmm.biologists.org/content/9/6/697
I nostri batteri intestinali modulano il nostro sistema immunitario e allenano le nostre cellule B.
Da molte parti viene detto spesso che i “vaccini” a mRNA potrebbero rivelarsi catastrofici senza una prolungata, adeguata ed estesa sperimentazione...
Come per tutti i «vaccini» su base antigenica ricombinante e/o virale «viva» attenuata, che hanno preceduto i cosiddetti “vaccini” a mRNA, anche per questi ultimi la diffusione massale è iniziata senza nessuna garanzia in termini di sicurezza, efficacia ed efficienza. Gli studi preliminari sui vaccini presentano numerosi difetti di ordine progettuale, metodologico e procedurale. I criteri adottati per valutare un vaccino sono finalizzati ad ottenere dei risultati che non adombrino i processi di omologazione e di immissione sul mercato gestiti dalle agenzie regolatrici. Ne ho scritto ampiamente nel capitoloXIII° – La Sicurezza dei Vaccini– del dossier “Operazione Corona”.
Tuttavia, nelle considerazioni che seguiranno, non si intende evidenziare solo il rischio collegato alla sperimentazione affrettata, quanto quello relativo ad una serie di aspetti che vengono sistematicamente ignorati a livello progettuale, dei protocolli sperimentali, delle procedure di approvazione da parte delle agenzie.
Esistono rischi molto reali associati ai vaccini a mRNA, tra cui infiammazioni “potenziate“ e le reazioni autoimmuni, in cui le cellule del corpo vengono inavvertitamente programmate per attaccare le proteine critiche necessarie per la salute normale (analogamente agli ormoni).
Mossi dalla logica del profitto, gli enti regolatori e i centri di ricerca sono portati a saltare molti passaggi critici nel controllo di qualità e negli studi clinici. Questa accelerazione potrebbe comportare delle conseguenze catastrofiche – effetti collaterali non intenzionali – se a tali «vaccini» viene concessa l’approvazione per una diffusione non preceduta da adeguati studi clinici a lungo termine.
I «vaccini» a mRNA potrebbero essere sfruttati fraudolentemente per renderli idonei ad attivare oppure a sopprimere delle funzioni fisiologiche critiche negli esseri umani. Ciò è simile in effetti alla tecnologia di “interferenza dell’RNA virale”che è una biotecnologia in grado di silenziare i geni, studiata per essere utilizzata come “pesticida” contro gli insetti nelle colture. Di esempi di questo genere ce ne sono già. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25867635/
Sebbene i meccanismi dei vaccini a mRNA e della tecnologia dell’interferenza dell’RNA siano molto diversi, si possono ottenere molti degli stessi risultati come l’infertilità indotta o la morte in organismi mirati, che potrebbero includere gli esseri umani.Tecnicamente, questo potrebbe anche essere sfruttato per mirare a specifici sottogruppi genetici di esseri umani.
Attualmente la terapia genica impiega i vettori a mRNA per il trattamento del cancro nella medicina personalizzata, in cui i “vaccini” (che non possono essere definiti tecnicamente come tali) sono personalizzati per “insegnare”al sistema immunitario del corpo ad attaccare e uccidere specificatamente le cellule tumorali.
La valutazione del rischio
Un ragionevole rischio di tolleranza per gli effetti collaterali di un vaccino a mRNA dovrebbe essere proporzionale al rischio di mortalità dovuto all’agente patogeno che il vaccino sta tentando di prevenire. Se si considera che il cancro al IV° stadio uccide l’80% dei pazienti e che una terapia genica antitumorale con mRNA personalizzato recupera il 50% dei pazienti uccidendone il 5%, il rapporto tra vite salvate e pazienti uccisi è di 10: 1, il che probabilmente potrebbe essere un rischio ragionevole da assumere. Un vaccino genico a mRNA contro il coronavirus, essendo somministrato su soggetti sani con un rischio di mortalità molto basso, se uccidesse 1 su 1.000 di quelle persone, potrebbe causare dei tassi di mortalità molto più elevati rispetto a quelli provocati dal patogeno contro cui il vaccino è diretto.
Come funzionano i “vaccini” a mRNA … suggerimento: non sono affatto vaccini..
Il perché di questa distinzione è da ricercarsi in una differenza sostanziale: mentre nei vaccini veri e propri esiste l’antigene o il patogeno che dovrebbe stimolare la risposta immunitaria (produzione di anticorpi) da parte del soggetto, nell’approccio dei “vaccini” a mRNA Il termine “vaccino” è in realtà un termine improprio.
L’mRNA non infetta il corpo con un virus indebolito (“attenuato”), ma piuttosto “istruisce” le cellule del corpo a sintetizzare delle molecole specifiche che inducono il sistema immunitario reagire, producendo anticorpi, come se fosse realmente presente un agente patogeno. Nel contesto dei vaccini, queste molecole sono chiamate “antigeni” e quando questi antigeni vengono prodotti all’interno delle cellule del corpo e successivamente presentati alla superficie cellulare, il sistema immunitario, in circostanze ideali, vede questi antigeni come invasori e costruisce un sistema immunitario attivo come risposta per eliminare quegli antigeni.
Se gli antigeni sono strutturati in un modo che assomiglia al patogeno virale – come il coronavirus di Wuhan – la risposta immunitaria del corpo dovrebbe offrire teoricamente una protezione contro il coronavirus vero e proprio.
Sintesi cellulare indotta da mRNA della proteina spike.
Con i vaccini a mRNA, ciò che viene iniettato nel corpo non è un virus indebolito o degli antigeni selezionati ma, piuttosto, delle istruzioni di codifica delle proteine che istruiscono le cellule del corpo sul “come” sintetizzare gli antigeni in modo autonomo. Questo processo è chiamato “traduzione”.
Come spiega Curevac sul suo sito web:
“…Con la nostra tecnologia a mRNA, istruiamo il corpo umano ad attivare il proprio meccanismo di difesa. Per questo, usiamo il mRNA che contiene le istruzioni necessarie per produrre le proteine antigieniche. Programmiamo questa sostanza messaggera con le informazioni specifiche per la sintesi di una proteina del coronavirus e la iniettiamo nel corpo umano. Il corpo riconosce la proteina prodotta dalle nostre cellule come qualcosa di sconosciuto e attiva le sue cellule immunitarie per produrre anticorpi e cellule T contro di essa. In questo modo, imitiamo l’infezione virale naturale e attiviamo il sistema di difesa endogeno…”
In teoria, i vaccini a mRNA offrono straordinari vantaggi rispetto ai vaccini tradizionali. Sono più sicuri da produrre e molto più veloci da realizzare. Sono puliti (ovvero non conterranno virus latenti trovati negli animali utilizzati per coltivare vaccini tradizionali) e in genere non richiedono adiuvanti o altri additivi tossici per funzionare come previsto. Inoltre, possono indirizzare il corpo a produrre quasi tutte le proteine immaginabili. È così che funziona in teoria, ovviamente.
Ma presentano anche enormi rischi e se la distribuzione dei vaccini a mRNA è affrettata, i risultati potrebbero essere catastrofici. Inoltre, i vaccini a mRNA possono essere utilizzati in modo dannoso per indurre deliberatamente il corpo umano ad attaccare le proprie funzioni critiche come la fertilità, la funzione neurologica, la riparazione cellulare e altri processi critici. Ciò è spiegato più dettagliatamente di seguito.
Il seguente video, da CureVac, è in realtà una panoramica abbastanza buona della piattaforma mRNA e delle sue promesse. Si tratta di un video promozionale notevolmente semplificato e, ovviamente, non si concentra sui potenziali rischi o effetti collaterali:
Sei rischi dei vaccini a mRNA
Il principale problema con i vaccini a mRNA è che la biochimica umana è straordinariamente complessa. La sintesi da parte delle cellule del corpo di decine di migliaia di proteine diverse è notevolmente delicata e gli equilibri che si instaurano tra di esse molto facili da alterare.
Le proteine non sono solo strutture aventi esclusivamente una funzione fisica (come il tessuto muscolare o scheletrico) ma sono anche vettori di segnali biochimici (analogamente agli ormoni), vettori di traslocazione, catalizzatori enzimatici, anticorpi e molti altri tipi di molecole fondamentali per il mantenimento dell’omeòstasi cellulare, tissutale, organica, di apparato, di sistema, dell’intero organismo.
L’iniezione nel corpo di filamenti di mRNA – che sono sostanzialmente delle istruzioni di sintesi proteica – potrebbe teoricamente scatenare conseguenze catastrofiche non desiderate nella fisiologia cellulare, che non escluderebbero la creazione di circuiti di feedback auto-rinforzanti distruttivi in grado di interferire con la sintesi proteica deprimendola o, al contrario, amplificandola e ponendola così fuori controllo.
Questi effetti collaterali possono potenzialmente portare ad almeno sei esiti negativi:
1) Insorgenza improvvisa di patologie autoimmuni che inducono il sistema immunitario del corpo ad attaccare le proprie strutture.
2) Induzione di uno stato infiammatorio diffuso a livello di singoli organi o a livello multiorgano, con conseguente risposta iperinfiammatoria in soggetti particolarmente suscettibili oppure inducendo tale stato anche in soggetti non predisposti, con effetti secondari come danni neurologici o cancro. Questo fenomeno si chiama “risposta immunitaria potenziata” e potrebbe essere amplificata ulteriormente anche in previsione dell’impiego degli adiuvanti vaccinali a base RNA (immunopotenzianti). Non bisogna dimenticare infatti che “l’RNA imita le infezioni virali e induce risposte immunitarie considerevolmente forti.”
3) Un rischio maggiore di coagulazione del sangue in risposta ai filamenti di miRNA (micro-RNA)circolanti nel torrente circolatorio, al di fuori delle cellule. Questo può portare a episodi potenzialmente fatali di ictus o gravi eventi cardiovascolari. In questo studio del 2009 (Expression Profile of MicroRNAs in Young Stroke Patients): “Dimostriamo che i miRNA del sangue periferico e i loro profili possono essere sviluppati come biomarcatori nella diagnosi e nella prognosi dell’ictus ischemico cerebrale. I miRNA disregolati sono stati rilevabili anche dopo diversi mesi dall’inizio dell’ictus in quelli che di solito sono considerati pazienti neurologicamente stabili.”
4) Interferenza della risposta immunitaria dovuta alla presenza di frammenti di RNA non intenzionali tradotti in proteine non intenzionali, che porta a una vasta gamma di possibili esiti negativi, comprese carenze molecolari che possono provocare varie malattie e sindromi tra cui disturbi ormonali/endocrini, infertilità, malattie cardiovascolari, disturbi neurologici e molti altri.
5) I vaccini a mRNA autoreplicanti, sia pure parzialmente, utilizzano dei componenti virali. Ci chiediamo: essi possono essere regolati dai normali fisiologismi molecolari? Come si inseriscono nei complessi fisiologismi di autoregolazione? Si ha l’impressione che la progettazione di questo tipo di vaccini non tenga conto di questo importante aspetto. Ciò potrebbe teoricamente accadere quando gli snippet di mRNA vengono trasferiti nelle cellule tramite particelle di replicone virale (VRP), ad esempio, o utilizzando altri metodi di consegna virale che si basano su un meccanismo di replicazione virale.
6) Potenziale formazione di filamenti di miRNA (micro-RNA) come processo di scarto della biosintesi della proteina spike o di altre alterazioni conseguenti. In uno studio (MicroRNAs in chronic lymphocytic leukemia pathogenesis and disease subtypes) è stato dimostrato che la presenza di questi frammenti è associata a numerose forme di cancro.
Oltre a questi sei rischi principali, ci sono quattro domande di enorme importanza sui vaccini a mRNA.
1) Cosa succede se il ripiegamento proteico desiderato va storto? Senza un corretto ripiegamento, le proteine non raggiungono mai la funzionalità desiderata. Nel caso degli antigeni, un piegamento improprio renderebbe la struttura inutilizzabile e non conferirebbe immunità. La traduzione dell’mRNA in una proteina è solo una parte del processo di costruzione di una proteina. Il “ripiegamento” della proteina è un’altra grande parte. Forse questo è già stato risolto dagli scienziati molto capaci che lavorano su questa piattaforma, ma è una domanda che merita un’ulteriore esplorazione.
2) In che modo gli antigeni prodotti all’interno della cellula vengono efficacemente trasportati alla membrana esterna della cellula? Questa risposta sembra ricevere una risposta sicura dagli esperti in questo settore, ma solleva un secondo giro di domande sulla permeabilità della membrana cellulare che sappiamo già essere alterata dall’esposizione elettromagnetica da fonti come i segnali 5G delle torri cellulari. In particolare, i ricercatori del «vaccino» mRNA sono ben consapevoli del fenomeno noto come “elettroporazione”, perché viene utilizzato insieme agli approcci come “pistola genetica” nel tentativo di inserire carichi utili di RNA autoreplicante nelle cellule, come si può leggere in questo studio sui vaccini a mRNA.
3) Cosa succede se gli snippet di mRNA si frammentano e vengono fornite solo delle istruzioni parziali ai ribosomi, con conseguente traduzione di proteine parziali? Ciò potrebbe, in teoria, indurre il corpo a vedere queste proteine parziali come invasori patogeni, anche quando porzioni di quelle proteine potrebbero corrispondere a molecole critiche di cui il corpo ha bisogno, come ormoni o enzimi. Il risultato finale potrebbe essere che il sistema immunitario si attivi contro le molecole o le cellule necessarie del corpo. In altre parole, questo è lo scenario della malattia autoimmune menzionato nell’elenco sopra e apre un vaso di Pandora di conseguenze catastrofiche che potrebbero essere impossibili da prevedere. Nello studio di cui al link qui sotto, viene evidenziato che: “La presenza di annotazioni di domini parziali nelle proteine dovrebbe sollevare la preoccupazione che la previsione del gene della proteina possa essere incompleta. In generale, i domini proteici possono essere considerati i mattoni strutturali delle proteine.”
4) In che modo i vaccini a mRNA possono essere utilizzati come piattaforma per raggiungere gli obiettivi globalisti di spopolamento tramite l’infertilità forzata? Se l’mRNA può codificare per la sintesi di qualsiasi proteina desiderata, è semplice utilizzare la stessa piattaforma per costruire degli antigeni simili a ormoni che “insegnino” al corpo umano ad attaccare ormoni specifici necessari per la riproduzione e la gestazione.Questo, a sua volta, porterebbe teoricamente a una diffusa infertilità femminile, raggiungendo così gli obiettivi di spopolamento globalista attraverso la “sterilità autoimmune” indotta dal vaccino.
I produttori di vaccini a mRNA dicono senza farsi pervadere dal minimo dubbio che tutti questi rischi possono essere mitigati. Anche se questo potrebbe essere vero dopo forse 40 anni di ricerca e prove, la scarsissima conoscenza della complessità della biologia cellulare richiede ulteriori ricerche a lungo termine su questa piattaforma – forse 25 anni in più – non un vaccino affrettato che salta le prove sugli animali e comprime molti anni di tipica ricerca sulla sicurezza in pochi mesi.
È importante sottolineare il fatto che molti degli effetti collaterali teorici di un vaccino a mRNA non diventerebbero evidenti fino a mesi o anni dopo l’iniezione iniziale. È probabile che questi eventi avversi siano sistemici, non acuti e non diventerebbero evidenti negli studi clinici a breve termine. Questo è un problema critico da comprendere, dal momento che i vaccini a mRNA sono in questo momento sottoposti a prove cliniche a breve termine, lasciando aperta la possibilità di effetti collaterali indesiderati a lungo termine che non erano stati previsti dai produttori di vaccini o dai regolatori della FDA.
Maggiori dettagli sui possibili rischi dei vaccini a mRNA.
Ecco un riepilogo della situazione attuale con i vaccini a mRNA, per gentile concessione dell’Università di Cambridge e della sua phg Foundation:
«..C’è ancora molto lavoro da fare prima che i «vaccini» a mRNA possano diventare dei trattamenti standard: nel frattempo, abbiamo bisogno di una migliore comprensione dei loro potenziali effetti collaterali e di maggiori prove della loro efficacia a lungo termine.
In altre parole, i vaccini a mRNA mantengono una promessa molto alta a lungo termine, ma non sono neanche lontanamente pronti per la produzione e l’amministrazione commerciale su larga scala in miliardi di persone, anche se questo sembra essere l’obiettivo della società Moderna e di coloro che spingono per una rapida risposta del vaccino alla pandemia di coronavirus…»
Alcuni dei rischi noti dei vaccini a mRNA includono…
– La possibilità che frammenti di mRNA possano, attraverso un processo attualmente sconosciuto, entrare nel nucleo cellulare e alterare il genoma dell’ospite. Interazioni tra il normale mRNA cellulare e il DNA nucleare esistono e non devono essere ignorate. Le aziende produttrici di vaccini a mRNA attualmente affermano che ciò è impossibile, ma la storia della medicina è piena di esempi di scienziati arroganti che fanno ipotesi catastrofiche sul corpo umano che si sono rivelate eccessivamente ottimiste.
– Poiché i frammenti di mRNA codificano le istruzioni per la sintesi proteica nel corpo, i vaccini a mRNA potrebbero essere utilizzati per iniettare nel corpo carichi utili “cavallo di Troia” di altre proteine che hanno lo scopo di eseguire una lunga lista di nefasti effetti negativi sugli ospiti umani, inclusa l’infertilità . Questo è fondamentale in quanto i vaccini approvati somministrati a giovani donne in Africa sono già stati trovati per essere veicolati con HCG, un ormone inducente infertilità e progettata per aiutare a raggiungere lo spopolamento globale.
Dato che molti dei più noti sostenitori del vaccino sono anche sostenitori dello spopolamento, lo sfruttamento della piattaforma mRNA per ottenere infertilità o morti accelerate non può essere escluso.
– Alcuni tipi di vaccini a mRNA – chiamati “auto-amplificanti” – iniettano nel corpo un “meccanismo di replicazione virale” per costringerlo a continuare a replicare le proteine codificate per un periodo di tempo prolungato, rendendo così impossibile interrompere il processo una volta che è iniziato.
– La risposta immunitaria può essere molto più ampia del previsto, poiché il corpo «vede» i frammenti di mRNA introdotti come prova che il corpo è sotto attacco da parte di un agente patogeno. “Effetti indesiderati: il filamento di mRNA nel vaccino può provocare una reazione immunitaria non intenzionale”, spiega la phg Foundation (Univ. Di Cambridge). E come ha detto Stephane Bancel, CEO di Moderna, in una conferenza TEDxBeaconStreet nel 2013:
“……L’mRNA crea una risposta immunitaria. Perché? Perché un virus è costituito da mRNA. Come l’influenza. Quindi se iniettiamo mRNA in un paziente, cosa succede? Il suo corpo pensa che egli abbia appena preso l’influenza… – Esiste un rischio ben noto che l’mRNA introdotto nel corpo possa produrre delle reazioni autoimmuni, in cui le cellule del corpo sono essenzialmente programmate per attaccare altre cellule sane. [Da “vaccini mRNA – una nuova era nella vaccinologia”], pubblicato su Nature Reviews Drug Discovery nel 2018, https://www.nature.com/articles/nrd.2017.243 scritto da Norbert Pardi e colleghi: … recenti studi sull’uomo hanno dimostrato reazioni sistemiche o al sito di iniezione moderate e in rari casi gravi per diverse piattaforme di mRNA … Una possibile preoccupazione potrebbe essere che alcune piattaforme vaccinali basate su mRNA54,166 inducano potenti risposte all’interferone di tipo I, che sono state associate non solo all’infiammazione ma anche potenzialmente all’autoimmunità.
Un altro potenziale problema di sicurezza potrebbe derivare dalla presenza di RNA extracellulare durante la vaccinazione con mRNA. È stato dimostrato che l’RNA nudo extracellulare aumenta la permeabilità delle cellule endoteliali strettamente compattate e può quindi contribuire all’edema. Un altro studio ha dimostrato che l’RNA extracellulare promuove la coagulazione del sangue e la formazione di trombi patologici …”
In altre parole, avere l’RNA che circola nel sangue, al di fuori delle cellule – che è il modo in cui vengono somministrati i vaccini a mRNA – può essere causa di coagulazione, che è anche uno degli effetti collaterali mortali del COVID-19 stesso. Nella ricerca sono state notate anche reazioni autoimmuni.
I sostenitori delle biotecnologie a mRNA amano ripetere che: “…I vaccini a mRNA sono molto più facili e veloci da produrre rispetto ai vaccini tradizionali … e non usano animali per far crescere organi malati..”
Tutto ciò solleva la domanda: se lo scopo dei vaccini a mRNA è programmare le cellule del corpo affinché sintetizzino degli antigeni che vengono poi riconosciuti dal sistema immunitario come «nemici»,
perché non iniettare semplicemente antigeni nel corpo in primo luogo e saltare la necessità di controllare, dirottandoli senza conoscerne gli esiti, i meccanismi della sintesi proteica?
Accresciuto rischio di reazioni avverse autoimmuni, più o meno gravi, nei soggetti adulti vaccinati con il vaccino Zostavax per Herpes Zoster della Merck. Ciò che forse non sapete è che poco prima di quello studio ne uscì un altro,
[Varicella Zoster Virus DNA at Inoculation Sites and in Saliva After Zostavax Immunization – The Journal of Infectious Diseases 2011;203:1542–5]in cui veniva evidenziata la presenza del DNA di “Varicella Zoster Virus” (VZV) nella saliva dei soggetti vaccinati con Zostavax.
Testualmente: “…….L’analisi di 36 soggetti di età superiore ai 60 anni sottoposti a immunizzazione con Zostavax ha rivelato che il DNA del virus varicella zoster (VZV) nei tamponi dei siti di inoculazione cutanea è stato ottenuto immediatamente dopo l’immunizzazione in 18 (50%) di 36 soggetti (numero di copie per nanogramma di DNA totale, da 28 a 2,1 3 106) e in saliva raccolti in 28 giorni in 21 (58%) di 36 soggetti (numero di copia, da 20 a 248).
L’analisi genotipica del DNA estratto da 9 campioni casuali di saliva ha identificato il virus del vaccino in tutti i casi. In alcuni soggetti immunizzati di età superiore ai 60 anni, il DNA del virus del vaccino viene rilasciato nella saliva fino a 4 settimane…..”
La Merck, preso atto del fallimentare successo del vaccino contro la varicella Varivax che induce la manifestazione precoce dell’herpes zoster (oggi è un fatto notissimo a livello clinico e scientifico!), per rimediare a questo “fallimento” pensò di sfornare un vaccino (Zostavax) per..l’herpes zoster con una “protezione”, peraltro mai dimostrata, non superiore ai 4 anni.
Nel solo 2016, questo vaccino rendeva alla Merck 749 milioni di dollari. Quando sono emerse le ricerche sui vaccini per l’herpes zoster di recente introduzione, è stato scoperto un modello familiare di malattie autoimmuni indotte proprio da questo vaccino.
Uno studio del 2013 sul “New England Journal of Medicine” ha rilevato.. “un aumento del 36% del tasso di eventi avversi gravi associati al vaccino contro l’herpes zoster in persone di età pari o superiore a 60 anni (rispetto a un gruppo di controllo)”, concludendo che, ” l’efficacia e la sicurezza del vaccino contro l’herpes zoster negli anziani sono molto discutibili. ”
Uno studio pubblicato due anni dopo ha scoperto che ” rispetto ai non esposti, i pazienti con vaccinazione contro lo zoster avevano 2,2 e 2,7 volte le probabilità di sviluppare l’artrite e l’alopecia, rispettivamente”.
Dagli anni ’80 è stata introdotta una nuova generazione di vaccini singoli e obbligatori, comprendenti l’epatiteB, l’Hib, lo pneumococco, la varicella, il rotavirus e l’influenza, oltre a delle nuove strategie di marketing che meritano uno sguardo più attento.
Il vaccino per l’epatite B è un vaccino ricombinante, ciò significa che il suo DNA è stato geneticamente modificato rispetto a quello del virus da cui è derivato: insomma, un modo di dire dei produttori per sottolineare che non è più“vivo” e quindi non in grado di infettare alcuno. Finora, nessuno li ha contraddetti perché tecnicamente i virus sono “vivi” solo quando infettano le cellule di un ospite vivente.
Vaccino Epatite B Ricombinante.
Tuttavia, la “versione”OGM di questi virus potrebbe ancora possedere le caratteristiche di un virus, in quanto nessuno può dire con certezza quali malattie potrebbero essere originate da essa e, a maggior ragione, se queste possano assomigliare all’epatite B o meno.
Sostenere quindi che gli antigeni reingegnerizzati non siano “vivi” o “infettivi” è soltanto un’illusione. Il virus reingegnerizzato, inoltre, perde la sua piena antigenicità, il che obbliga all’aggiunta di sali di alluminio, formaldeide e proteine dei lieviti. (“Ingredients: Recombivax (Recombinant Hep B Vaccine, Merck)” 2011, vaccines.procon.org”)
I vaccini HPB – ancora oggi – rappresentano la premessa per gli studi di sicurezza per vaccini analoghi. Questi studi rinnegano la maggior parte delle reazioni/malattie autoimmuni(di fatto escludendole)per il semplice fatto che il momento in cui si manifestano spesso richiede settimane, mesi, anni.La“finestra temporale”entro cui esse si dovrebbero manifestare è pertanto ristretta(ore o qualche giorno)ed arbitrariamente determinata. Ciò ha portato le agenzie regolatrici a definire“sicuro”un vaccino che tale non è, nonostante esista un consistente corpus di articoli e di“case report”che lo associano a SIDS, autismo, sindrome di Guillain Barre, un’estesa gamma di danni cerebrali e neurologici – strettamente legati ai vaccini contenenti adiuvanti alluminio – oltreché ad un numero, vertiginosamente in crescita, di numerose patologie autoimmuni.
Una parte importante della morbilità dianzi citata è legata alla “politica” della somministrazione precoce. Nel 1991 il vaccino per l’epatite B venne reso obbligatorio, complice(e pretesto giustificatorio)il fatto che l’epatite B, C, l’AIDS ed altre malattie infettive si stavano diffondendo rapidamente attraverso le trasfusioni di sangue infetto.
La strategia adottata di vaccinare alla nascita per l’HPB“avrebbe dovuto”prevenire l’epatite B in tutti quei soggetti che, una volta diventati tossicodipendenti, avrebbero così avuto meno probabilità di contrarre il virus e avrebbero potuto così contribuire con le donazioni di sangue presumibilmente non infetto.
In non pochi congressi dedicati ai medici pediatri svoltisi in diverse parti del mondo emersero dubbi sulla necessità di somministrare precocissimamente un vaccino (quello per l’epatite B) i cui effetti avrebbero dovuto prevenire una malattia solo 25 – 30 anni dopo. Altri manifestarono(giustamente)il dubbio sull’eccessivo carico vaccinale nel primo anno di vita dei bambini (Pevsner, G., Letter, American Family Physician, January 1994, p. 47.). Non di meno, altri si chiedevano come mai esistessero delle contraddizioni sull’effettiva durata della“copertura”vaccinale(le documentazioni informative per i genitori su questo vaccino riportavano la copertura come a “vita”)e fossero necessarie – secondo altri articoli pubblicati – iniezioni successive di richiamo per mantenere alti i livelli di anticorpi. (Family Practice News, August 1, 1992, p. 23.)
Dopo circa cinque anni (inizio della seconda metà degli anni novanta) dall’avvento di questo vaccino – reso ormai obbligatorio – iniziarono a manifestarsi dei quadri clinici molto diversificati di patologie autoimmuni come mai si erano verificati in precedenza e la loro concomitanza con l’inizio dell’impiego nei vaccini di sali di alluminio, proteine antigeniche OGM non è da considerarsi una mera coincidenza.
In questa rassegna di studi vengono mostrati altri elementi di indagine utili per capire quali fisiologismi patologici possano essere sottesi all’encefalopatia su base neurotossica impropriamente denominata “autismo“.
Prima parte – Che i disturbi dello spettro autistico posseggano i tratti di una complessa serie di reazioni avverse su base autoimmune (per la presenza di autoanticorpi verso le proteine della mielina basica nei tessuti cerebrali di soggetti che erano stati vaccinati con la componente vaccinale del vaccino MPR) e che il denominatore comune fosse la neuroinfiammazione, l’attivazione microgliale e astrogliale è noto da molto tempo. (Tabella 1)
Seconda parte – Molti degli studi sull’autismo elencati nella seconda parte di questa rassegna hanno degli elementi in comune per quanto riguarda un sottoinsieme di bambini sensibili con problemi immunitari che presentano una sintomatologia che finisce con il coincidere con i danni cerebrali descritti come “autismo” ma che in realtà presentano la sintomatologia dell’encefalopatia.
Con questo lavoro di Vijendra Kumar Singh, Lin SX, Newel E. e Nelson C., sono emerse delle interessantissime prove scientifiche a sostegno delle tesi secondo cui l’autismo possiede i tratti di una patologia autoimmune che, nel caso di studio che qui presentiamo, è indotta dalla componente vaccinale del morbillo. Nel 2000, Singh VK et al. hanno testimoniato davanti al Committee on Government Reform , (Comitato per la Riforma del Governo degli Stati Uniti) guidata da Dan Burton, per quanto riguarda il ruolo potenziale dell’autoimmunità indotta dalla componente virale morbillosa del vaccino MMR come causa di autismo. Parte della sua testimonianza è centrata sulla sua scoperta di autoanticorpi cerebrali nei bambini autistici. La copia di questa relazione, sottoscritta tra l’altro da numerosi scienziati e ricercatori statunitensi e di università di molti paesi, è reperibile qui: “AUTISM: PRESENT CHALLENGES, FUTURE NEEDS–WHY THE INCREASED RATES?“. (US Government Printing Office. 6 April 2000. Retrieved 28 August 2013).
L’autoimmunità verso il sistema nervoso centrale (SNC), in particolare per la proteina basica della mielina (MBP), può giocare un ruolo causale nell’autismo, un disturbo dello sviluppo neurologico. Considerato che molti bambini autistici sono portatori di elevati livelli di anticorpi contro il morbillo, abbiamo condotto uno studio sierologico per il morbillo-parotite-rosolia (MMR) e gli autoanticorpi MBP(proteina-reattiva della mielina basica).
Metodo ELISA per la rilevazione degli anticorpi MPR nell’autismo.
Utilizzando dei campioni di siero di 125 bambini autistici e di 92 bambini di controllo, gli anticorpi sono stati analizzati mediante test ELISA o con metodi di immunofissazione (immunoblotting). L’analisi ELISA ha mostrato un significativo aumento del livello di anticorpi MMR nei bambini autistici.
L’analisi immunoblotting ha rivelato la presenza di un anticorpo MMR insolito in 75 dei 125 (60%) sieri dei soggetti autistici ma non nei sieri di controllo. Questo anticorpo specifico ha rilevato una proteina di 73-75 kD (kiloDalton) tipica della triade morbillo parotite rosolia. Questa banda di proteine, analizzata con anticorpi monoclonali, era immunopositiva per l’emoagglutinina alle proteine del morbillo (HA), ma non per le nucleoproteine per il morbillo e per la rosolia o per le proteine virali della parotite.
Così l’anticorpo MMR nel siero dei soggetti autistici ha rilevato la proteina HA del morbillo, che è l’unica subunità per il morbillo del vaccino.
Inoltre, oltre il 90% degli anticorpi-positivi MMR del siero dei soggetti autistici erano anche positivi per gli autoanticorpi MBP (proteina-reattiva della mielina basica), suggerendo una forte associazione tra il vaccino MMR e l’autoimmunità verso il sistema nervoso centrale (CNS) nell’autismo.
Derivante da questa evidenza, suggeriamo che una risposta anticorpale inadeguata al vaccino MMR, in particolare verso la componente morbillo della stessa, potrebbe essere correlata alla patogenesi dell’autismo.
Distribuzione di autoanticorpi sierici agli antigeni cerebrali in bambini normali e autistici.(Singh VK, Brain State International Research Center Scottdale, AZ, USA) – Clicca immagine per scaricare il file originale in pdf.
La discussione critica conclusiva di questo encomiabile lavoro di Vijendra Kumar Singh et al. è chiara (anche se non condivisibile nella parte iniziale in cui l’autore enfatizza l’importanza dei vaccini):
“…L’immunizzazione con i vaccini è la migliore misura preventiva contro le infezioni mortali oggi disponibili per l’umanità…”
“…Poiché i vaccini sono somministrati a soggetti sani, quasi esclusivamente ai bambini, la sicurezza dei vaccini deve essere assoluta quanto umanamente possibile. Sebbene l’equazione rischio-beneficio favorisca fortemente la vaccinazione,
vi sono alcuni gravi effetti collaterali, anche se estremamente rari, che meritano attenzione scientifica. Per esempio, la meningite asettica [6] e l’atassia cerebellare [11] sono state descritte in bambini immunizzati con MMR.
Tuttavia, la base di come i vaccini reagiscono negativamente in alcuni casi rimane per lo più sconosciuta. È del tutto possibile che i vaccini in una piccola popolazione di bambini geneticamente predisposti possano reagire in modo inappropriato, semplicemente a causa del loro immaturo sistema immunitario o di altri fattori di rischio sconosciuti come immunodeficienze, allergie, tossine chimiche o stress psicologico cronico [3]. Tuttavia, nessuno di questi fattori è stato finora studiato nell’autismo.
Negli ultimi anni, il tema dell’immunizzazione-autoimmunità ha guadagnato un po ‘di attenzione da parte del pubblico. Questo è probabilmente dovuto al fatto che le malattie autoimmuni sono le manifestazioni più comuni delle immunizzazioni [1, 13].
L’MMR è stato insinuato come colpevole di problemi gastrointestinali in alcuni bambini con caratteristiche autistiche [22]. Circa la metà dei genitori con bambini autistici ha riportato regressione autistica dopo l’immunizzazione con MMR [17].
Nucleocapside del Virus del Morbillo (Fonte: Wikipedia).
Un altro interessantissimo studio (“retracted”, chissà perché) di Bernard Rimland(PhD, fondatore e Direttore del “Autism Research Institute”): “Vaccines and Autism” by Bernard Rimland, PhD, Woody McGinnis, MD – Autism Research Institute, San Diego, CA.
“Vaccinations may be one of the triggers for autism. Substantial data demonstrate immune abnormality in many autistic children consistent with impaired resistance to infection, activation of inflammatory response, and autoimmunity. Impaired resistance may predispose to vaccine injury in autism. A mercurial preservative in childhood vaccines, thimerosal, may cause direct neurotoxic, immunodepressive, and autoimmune injury and contribute to early-onset and regressed autism. Live viruses in measles, mumps, and rubella (MMR) may result in chronic infection of the gut and trigger regressed autism. Thimerosal injection may potentiate MMR injury.”
“Le vaccinazioni possono essere uno dei triggers per l’autismo. Dati sostanziali dimostrano l’anormalità immunitaria in molti bambini autistici coerente con la ridotta resistenza all’infezione, l’attivazione della risposta infiammatoria e l’autoimmunità. La resistenza compromessa può predisporre il danno da vaccino nell’autismo.
Un preservante mercurico nei vaccini infantili, il timerosale, può causare lesioni neurotossiche dirette, immunodepressive e autoimmuni e contribuire all’autismo precoce e regredito. I virus vivi di morbillo, parotite e rosolia (MMR) possono causare infezioni croniche dell’intestino e innescare l’autismo regressivo. L’iniezione di Thimerosal può potenziare le lesioni da vaccino MMR”.
(1) Marked activation of microglia and astroglia, and cytokine profiling indicated that macrophage chemoattractant protein (MCP)-1 and tumor growth factor-beta1, derived from neuroglia, were the most prevalent cytokines in brain tissues
Active neuroinflammatory process in those with an ASD diagnosis
6/9
(2) CSF showed a unique proinflammatory profile of cytokines, including a marked increase in MCP-1
Proinflammatory cytokines (TNF-alpha, IL-6, and GM-CSF), Th1 cytokine (IFN-gamma) and chemokine (IL-8) were significantly increased in the brains of ASD patients compared with the controls
Brain inflammation in those with an ASD diagnosis and autoimmune disorder
Neurons, astrocytes, and microglia all demonstrated increased extranuclear and nuclear translocated NF-κB p65 expression in brain tissue from ASD donors relative to samples from matched controls
Part of a putative molecular cascade leading to brain inflammation
Excessive microglial activation in multiple brain regions in young adult subjects with an ASD diagnosis was found using regional brain [11C](R)-PK11195 binding potential as a representative measure of microglial activation
Augmented but not altered microglial activation (brain immune-cell activation), which is indicative of pro-inflammatory processes in the brain
The levels of recognized indicators of inflammatory processes in brain tissue, including Aquaporin 4 and Connexin 43 were examined in the brains of those with an autism diagnosis. The study found that, in contract to controls, in evaluations using the brain’s β-actin level as a reference, Aquaporin 4 expression was decreased significantly in cerebellum, while, in Brodmann’s area 9 (superior frontal cortex), Connexin 43 was elevated in the brains of those diagnosed with autism.
Levels of GFAP immunoreactivity were significantly elevated (P = 0.008) in anterior cingulate cortex (Brodmann area 24; BA24) white matter of ASD compared to controls
Activation of white matter astrocytes in the anterior cingulate cortex as a result of a yet undefined cellular insult
Seconda parte encefalopatia
Il “danno cerebrale permanente“è un riconosciuto e raro effetto collaterale dei vaccini; non ci sono dispute in tal senso. La questione è se la forma specifica del cervello autistico dopo la vaccinazione sia in qualche modo correlata alla vaccinazione. “DTaP (Diphtheria, Tetanus, Pertussis) Vaccine What You Need to Know“.
Quindi quali sono alcuni di questi studi pubblicati che sostengono un possibile collegamento tra i vaccini e le encefalopatie?
A partire dal 1998, uno studio sierologico del College of Pharmacy dell’Università del Michiganha sostenuto l’ipotesi che una risposta autoimmune del virus del morbillo in vivo nel vaccino MMR“possa svolgere un ruolo causale nell’autismo”(I critici sostengono che lo studio è vecchio.)
Nel 2002, uno studio dell’Università dello Utah ha rilevato che “una risposta inappropriata degli anticorpi al vaccino MMR, in particolare al componente del morbillo, potrebbe essere correlata alla patogenesi dell’autismo” (“Imperfetto e non replicabile”, insistono i propagandisti).
Anche nel 2002, l’Autism Research Institute in San Diego ha esaminato una combinazione di fattori fra cui il vaccino. Gli scienziati hanno trovato che il thimerosal, conservante a base di mercurio impiegato in alcuni vaccini(come quelli anti-influenzali)potrebbe diminuire l’immunità del bambino. Questo potrebbe renderlo suscettibile all’infezione cronica del morbillo dell’intestino quando riceve il vaccino MMR, che contiene virus contro il morbillo. Questo studio, prima citato, è stato “retracted” (I bloggers dicono che è un vecchio studio e che vi sono altri studi che lo contraddicono.)
“Vaccines and Autism” – Bernard Rimland, PhD, Woody McGinnis, MD – Autism Research Institute, San Diego, Ca.
Nel 2006, un team di microbiologi dell’ Università del Cairo, concluse: “una scarsa risposta immunitaria agli antigeni del vaccino morbillo, parotite e rosolia può essere associata con l’autismo, come causa principale o come conseguenza”.
Uno studio del 2007 ha trovato una evidenza statisticamente significativa indicante che i maschi che avevano ricevuto una tripla dose di vaccino per l’epatite di tipo B quando conteneva thimerosal erano “più suscettibili a manifestare disabilità dello sviluppo” rispetto ai coetanei non vaccinati.(Journal Toxicological & Environmental Chemistry)
Analogamente, uno studio della durata di 5 anni “HEPATITIS B VACCINATION OF MALE NEONATES AND AUTISM DIAGNOSIS, NHIS 1997–2002” su 79.000 bambini eseguito dalla medesima istituzione trovò che i maschi che avevano ricevuto il vaccino per l’epatite di tipo B alla nascita presentavano un rischio di autismo tre volte superiore rispetto ai bambini vaccinati più tardi o non vaccinati. I maschi di colore erano ad altissimo rischio. (“Studio debole, dicono i critici”).
Uno studio del 2009 sul Journal of Child Neurology ha trovato un grave difetto in uno studio molto citato che non ha affermato alcun legame tra thimerosal nei vaccini e nell’autismo. La loro analisi ha scoperto che “il valore p originale era in errore e che esiste una relazione significativa tra i livelli di sangue del mercurio e la diagnosi di un disturbo dello spettro autistico”.
I ricercatori hanno notato: “Come il legame tra aspirina e attacco cardiaco, anche un piccolo effetto può avere importanti implicazioni sulla salute. Se c’è un legame tra l’autismo e il mercurio, è assolutamente fondamentale che le prime relazioni della questione non stanno falsamente affermando che non si verifica alcun legame “. (Critici: lo studio non deve essere creduto.)
Conclusioni parziali encefalopatia
Il capitolo è ancora aperto, anche se alcune delle conferme sulla responsabilità dei vaccini fra le cause di encefalopatia evidenziate in questa rassegna hanno trovato riscontro in numerosi, successivi lavori scientifici. Nella seconda parte abbiamo volutamente considerato i riferimenti a lavori scientifici che sono stati respinti dalla comunità scientifica legata agli interessi delle case farmaceutiche in quanto proprio da numerosi di essi hanno preso avvio linee di ricerca che hanno confermato quanto sospettiamo ormai da molto tempo.