Autismo o Encefalopatia Neurotossica Autoimmune?

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Cos’è l’Autismo?

Prima di tentare di definire che cosa è l’“autismo” (così come viene oggi genericamente e superficialmente definito) occorre fare un passo indietro nel tempo di 75 anni. Nei lavori di  Leo Kanner (1943), l’autismo propriamente detto viene definito come un disturbo della sfera affettiva. Kanner sostiene che le caratteristiche dell’autismo, sebbene simili alla schizofrenia, differiscano da essa in molti modi. In primo luogo, i bambini descritti da Kanner hanno mostrato i loro comportamenti fin dalla nascita e non attraverso un graduale cambiamento nel tempo come nei bambini schizofrenici. Secondo, dice che i bambini autistici non possono interagire con gli oggetti con un alto livello di intelligenza. In terzo luogo, Kanner ha detto che i comportamenti del bambino autistico sono governati da un potente desiderio di mantenere la stessa monotonia e solitudine. Dai due a cinque anni, a seconda del comportamento specifico in questione, i bambini autistici sotto l’osservazione di Kanner hanno cominciato a mostrare qualche miglioramento nelle loro interazioni con gli altri. Quarto, negli ultimi tre paragrafi di uno dei suoi lavori, Kanner osserva che l’ossessività e l’intelligenza sembravano essere presenti nel sottofondo familiare dei bambini. Alla fine di questa sezione, Kanner implicò i genitori come una causa potenziale per l’autismo, sostenendo che la maggior parte dei genitori dei bambini studiata non dimostrava un caldo affetto per i propri figli (quest’ultima sua ipotesi è stata successivamente ritrattata). Le ipotesi di Kanner relative alla carenza affettiva furono successivamente da lui stesso smentite. I criteri da lui utilizzati (razza, sesso, religione, censo sociale) per interpretare l’eziologia della sua definizione di “autismo” furono pertanto enormemente ridimensionati. Il “calore emotivo” dei genitori ha afflitto molti genitori di bambini autistici per decenni (mamme-frigorifero). Kanner in seguito ritrattò la sua posizione sulla relazione causale tra calore emotivo dei genitori e autismo in una prefazione ad un libro di Bernard Rimland del 1964 sull’autismo infantile: “La sindrome e le sue implicazioni per una teoria neurale del comportamento“. Nonostante il significato dato da Kanner all’autismo fosse stato privato da lui stesso delle implicazioni connesse con la socio-affettività familiare, gli studiosi di questi disturbi li trattano ancora oggi come “disturbi autistici di contatto affettivo” al fine di codificare il concetto di autismo come una malattia e non come un sintomo. I ricercatori, più tardi nel ventesimo e ventunesimo secolo, hanno testato la teoria (ma senza poterla dimostrare) che l’autismo ha la sua origine durante il primo sviluppo umano. Come è possibile osservare, nei suoi lavori, Kanner non fa nessun cenno alla sintomatologia che caratterizza l’”autismo” severo e cioè la disbiosi intestinale e i livelli anormali di numerosi parametri che fanno assomigliare la sindrome dello spettro autistico molto di più ad un quadro di encefalopatia su base neurotossica con le caratteristiche di una reazione autoimmune piuttosto che alla risultante di un disturbo di natura socio-affettiva oppure ad un’anomalia di natura genetica.

Autistic Affective Contact – Leo Kanner. The Embryo Project Encyclopedia – Sean Cohmer, 2014-05-23.

Autistic Disturbances of Affective Contact (1943) – Leo Kanner. Original paper.

Questa la concezione dell’autismo “Kanneriano”. Ma quali connotati manifesta quella che oggi viene definita la Sindrome dello Spettro Autistico“?

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Le Basi Genetiche dell'”Autismo” e l’Encefalopatia su Base Neurotossica.

Successivamente al 1998 (ma è possibile reperirne anche anteriormente) vengono prodotti da altri autori degli studi che confermano, senza ombra di dubbio, l’esistenza di una sindrome che interessa l’asse intestino-cervello (Gut-Brain Axis). I connotati salienti della regressione “autistica”, rilevati da numerosi autori, sono quelli di un’encefalopatia di natura neurotossica.

Nel lavoro del Dr Andrew J. Wakefield sottoriportato:

The Gut–Brain Axis in Childhood Developmental Disorders  – Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition: May-June 2002 – Volume 34 – Issue – p S14-S17 

Si leggono le seguenti considerazioni:

“…La patologia gastrointestinale primaria può svolgere un ruolo importante nell’insorgenza e nell’espressione clinica di alcuni disturbi dello sviluppo infantile, compreso l’autismo. Negli ultimi 4 anni, ho avuto il privilegio di lavorare con uno dei migliori team di gastroenterologia pediatrica del mondo, guidato da John Walker-Smith, su un’indagine innovativa e stimolante sulla patologia gastrointestinale nei bambini con autismo. Crediamo che questo lavoro fornirà nuove e importanti informazioni sulla patogenesi di questa condizione devastante. Sebbene le cause primarie dell’autismo possano essere diverse, è possibile trovare indizi sulla possibile origine della malattia nella storia e nelle indagini cliniche sui bambini affetti. Questo discorso si concentra sul significato dei sintomi gastrointestinali nei bambini autistici, in particolare, un sottogruppo di bambini per i quali il decorso clinico è caratterizzato da regressione dopo almeno 12-15 mesi di sviluppo normale…”

E poi aggiunge:

“…Oltre ai frequenti sintomi gastrointestinali, i bambini con autismo spesso manifestano complesse anomalie biochimiche, metaboliche e immunologiche che una causa genetica primaria non può facilmente spiegare. L’asse intestino-cervello è centrale per alcune encefalopatie di origine extracranica, essendo l’encefalopatia epatica la migliore caratterizzata. Alcuni elementi comuni tra le caratteristiche cliniche dell’encefalopatia epatica e un fenotipo autistico sempre più comune (regressione dello sviluppo in un bambino precedentemente normale accompagnato da patologia gastrointestinale immuno-mediata) hanno portato all’ipotesi che possa esistere un analogo meccanismo di encefalopatia tossica in pazienti con insufficienza epatica e alcuni bambini con autismo. Le aberrazioni nella biochimica degli oppioidi sono comuni a queste due condizioni e l’evidenza suggerisce che i peptidi oppioidi possono essere tra i mediatori centrali delle rispettive sindromi…”

I lavori del Dr. Andrew J. Wakefield in cui egli è coautore insieme ad altri esperti, nonché quelli prodotti da altri autori in date successive o precedenti al 1998, danno ampia conferma dell’esistenza della sindrome gastrointestinale e della sua elevatissima correlazione con i disturbi neurologici pervasivi da lui individuata con il lavoro che è stato “retracted” su “The Lancet”: Ileal-lymphoid-nodular hyperplasia, non-specific colitis, and pervasive developmental disorder in children. In questo lavoro del Dr. Andrew J. Wakefield non viene ipotizzata alcuna correlazione tra i vaccini e l’insorgenza della sindrome dello spettro autistico.

Sindrome dello Spettro Autistico e Reazioni Autoimmuni.

Che la sindrome dello spettro autistico, nelle sue svariate sfumature, potesse rappresentare il quadro sintomatologico di una (o più di una) serie complessa di reazioni autoimmuni vi era già il sospetto nel 1998, quando il gastroenterologo Dr. Andrew Wakefield nel notissimo lavoro (retracted): Ileal-lymphoid-nodular hyperplasia, non-specific colitis, and pervasive developmental disorder in children osservò come in un gruppo di dodici bambini che non avevano mai avuto precedenti di malattie neurologiche e caratterizzati da uno sviluppo psico-fisico normale e nei tempi previsti per le età dei soggetti, nella fase successiva alla vaccinazione trivalente MMR (morbillo, parotite, rosolia) mostravano i segni di una degenerazione neurologica unita a delle gravi disfunzioni a livello gastrointestinale e all’alterazione di numerosi parametri immunologici.

Si noti bene: in questo studio non viene fatto alcun collegamento tra il vaccino MMR e l’autismo.

In altri studi successivi, il Dr. Andrew J. Wakefield evidenzia come:

“…il sistema immunitario innato non ha una capacità di memoria immunologica. Se esso risponde in modo errato la prima volta , in utero o nei primi mesi di vita, allora può dare luogo a risposte immunitarie inappropriate ogni qualvolta incontra fattori benigni come le proteine del cibo…È di cruciale importanza che il sistema immunitario risponda bene sin dall’inizio nei bambini. Questa educazione precoce del sistema innato ha un maggiore impatto rispetto alla regolazione del sistema adattato…”

E successivamente precisa:

“…Il sistema immune adattato corrisponde al missile a guida laser del sistema immunitario. Esso ha memoria e specificità. Se esso ha combattuto contro una determinata infezione in precedenza, ne conserva memoria, in modo tale che qualora dovesse affrontarla di nuovo possa rispondere rapidamente ed efficacemente. Cellule immuni specifiche ad ogni antigene. Disturbi associati ad un disordine del sistema adattato sono caratterizzati dall’infiltrazione nei tessuti bersaglio di linfociti (cellule B e T) ed il deposito di anticorpi nel tessuto dell’organo bersaglio sotto forma di immunocomplessi, come se il sistema immune desse una risposta contro se stesso…

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Il Dr. Andrew J. Wakefield si chiede:

“…Cosa allora osserveremo nella lesione intestinale in bambini con autismo regressivo? In questo documento pubblicato dal Dr. Furlano, lavorando con il gruppo del Dr Simon Murch in collaborazione con il mio presso il Royal Free Hospital, dimostrammo che c’erano alcune attivazioni del sistema immune innato nel tratto digerente, con l’infiltrazione nell’epitelio di gamma delta T-cellule (“Colonic CD8+ and gamma delta T-cell infiltration with epithelial damage in children with autismJ Pediatr. 2001 Mar;138(3):366-72). Questa è una parte del repertorio del sistema immune innato…”

e poi aggiunge:

“…Esiste una specifica infiammazione della mucosa associata con un eccesso di linfociti CD8+ nell’intestino di questi bambini, che dimostra l’evidenza di una risposta del sistema adattato. In più viene evidenziato il deposito di anticorpi IgG dal sangue di bambini affetti, nel tessuto riferito alla membrana baso-laterale delle cellule epiteliali (in questo caso nei villi dell’intestino crasso). Gli anticorpi IgG si depositano sul tessuto insieme alla proteina C1Q che fa parte del repertorio delle risposte immunitarie del corpo. Queste due cose, depositate insieme come un complesso immune, possono essere associate con un problemi a cellule e tessuti e sono indicativi di un possibile disturbo autoimmune nel tratto digerente. Alcuni studi hanno confermato la presenza di simili processi che possono realizzarsi lungo l’intestino di bambini affetti. Questa risposta sembra essere guidata da qualcosa di specifico…

A che cosa intende riferirsi il Dr. Andrew J. Wakefield?

“…Nei bambini con autismo noi troviamo un agente differente, in questo caso, un virus.…”

In questo riferendosi al lavoro del Dr. Steve Walker del Wake Forest University Medical Center.

E poi (Dr. Andrew J. Wakefield)  continua:

“…Le citochine sono sistemi di comunicazione tra le cellule che influenzano l’infiammazione e l’immunità. Esse comunicano segnali che stimolano o inibiscono la risposta immunitaria. In questo documento pubblicato dal Dr. Ashwood ed il suo gruppo (“Spontaneous Mucosal Lymphocyte Cytokine Profiles in Children with Autism and Gastrointestinal Symptoms: Mucosal Immune Activation and Reduced Counter Regulatory Interleukin 10” J Clin Immunol 2004;24(6):664-673), noi mostriamo che le cellule immunitarie nel tratto digerente di questi bambini sono attivate ed hanno un modello piuttosto unico di espressione di citochine…

“…Nei bambini con autismo, le cellule immunitarie nel tratto digerente stanno producendo alti livelli di fattori alfa necrosi tumorali (TNF). Questo è un potente mediatore pro-infiammatorio. In contrasto, queste interleukine 10 (IL-10), che sono come l’aspirina del sistema immune, disattivano l’attivazione immune pro-infiammatoria. Nei bambini autistici, le IL-10 appaiono spente… Così, a conti fatti, quello che abbiamo è una nuova storia di disturbo intestinale. L’intero intestino può essere implicato, ed esiste un caratteristico modello con ghiandole linfatiche ingrossate ed infiammazione (risposta caratteristica linfoproliferativa, LNH, e cellule immunitarie infiltrate). Inoltre ci sono anticorpi IgG e depositi complementari (complessi immuni) che influenzano l’attivazione sia del sistema immune innato che di quello adattato…

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Per comprendere meglio il ruolo delle citochine autoprodotte da un soggetto con sintomatologia gastrointestinale legata ad un quadro di encefalopatia di origine extracranica nella determinazione dell’infiammazione cerebrale, bisogna chiedersi prima di tutto cosa succede alle cellule della microglia quando vengono viene innescata la compromissione degli astrociti indotta dall’interleuchina IL-1β e dal fattore di necrosi tumorale TNFα. In questo studio viene evidenziato proprio questo: “Exposure to Inflammatory Cytokines IL-1β and TNFα Induces Compromise and Death of Astrocytes; Implications for Chronic Neuroinflammation. Christa van Kralingen, Dan Ting Kho, Jessica Costa, Catherine Elizabeth Angel, E. Scott Graham. Published: December 19, 2013.

Gli astrociti hanno un ruolo fondamentale nel CNS umano per la salute e la malattia. Forniscono un supporto trofico ai neuroni e sono delle cellule immunitarie innate con ruoli chiave durante gli stati di infiammazione. Inoltre, hanno funzioni integrali associate al mantenimento dell’integrità della barriera emato-encefalica.

“…Here we reveal direct sensitivity to mediators of the inflammatory milieu. We highlight the power of xCELLigence technology for revealing the early progressive compromise of the astrocytes, which occurs 24-48 hours prior to substantive cell loss. Death induced by IL-1β or TNFα is relevant clinically as these two cytokines are produced by various peripheral tissues and by resident brain cells…”

“…Qui riveliamo la sensibilità diretta ai mediatori dell’ambiente infiammatorio. Sottolineiamo il potere della tecnologia xCELLigence per rivelare la prima compromissione progressiva degli astrociti, che si verifica 24-48 ore prima della perdita sostanziale delle cellule. La morte indotta da IL-1β o TNFa è clinicamente rilevante poiché queste due citochine sono prodotte da vari tessuti periferici e da cellule cerebrali residenti…”

https://doi.org/10.1371/journal.pone.0084269

http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0084269

Sì, ma i vaccini come possono indurre il danno chiamato “encefalopatia immuno-mediata”?

A ciò daremo risposta con un imminente articolo informativo in cui verranno fornite alcune prove della responsabilità di taluni antigeni virali di origine vaccinale nel determinare una gamma estesa di encefalopatie su base autoimmune.

Conferme Accademiche dell’esistenza di anomalie sull’asse intestino-cervello nei soggetti portatori di spettro autistico.

Numerosi studi anteriori e posteriori a quello del Dottor. A.J. Wakefield, mettono in luce l’esistenza di un denominatore comune tra l’infiammazione gastro-enterica e quella cerebrale nei soggetti portatori dei disturbi dello spettro autistico. Qui è possibile scaricare la bibliografia  in oggetto (soggetta a continui aggiornamenti in funzione dei materiali che ci perverranno).

Alluminio, Vaccini e Reazioni Autoimmuni

In questa rassegna di abstracts, vengono descritti gli effetti dei sali di Alluminio impiegati nei vaccini sulla fisiologia. In particolare, vengono descritti: 1) gli effetti della tossicità non-lineare dell’Alluminio (indipendenti dalla dose); 2) le disfunzioni cognitive con miofascite macrofagica indotte dall’ idrossido di alluminio; 3) la persistenza a lungo termine dell’idrossido di alluminio derivato dal vaccino associata con disfunzione cognitiva cronica4) le anomalie metaboliche riscontrate con PET (Tomografia ad Emissione Positronica) in malati di miofascite macrofagica lungamente persistente.

Non-linear dose-response of aluminium hydroxide adjuvant particles
Non-linear dose-response of aluminium (alluminio) hydroxide adjuvant particles

Traduzione del riassunto dell’articolo “Non-linear dose-response of aluminium hydroxide adjuvant particles: Selective low dose neurotoxicity” [“Risposta non lineare al dosaggio delle particelle di adiuvante di idrossido di alluminio: neurotossicità selettiva a bassa dose”], pubblicato su Toxicology 2017 Jan 15;375:48-57, autori Crépeaux G, Eidi H, David MO, Baba-Amer Y, Tzavara E, Giros B, Authier FJ, Exley C, Shaw CA, Cadusseau J, Gherardi RK. Gli autori lavorano per Université Paris Est Créteil , Université Evry Val d’Essonne, altre strutture universitarie, e il centro nazionale francese per la ricerca scientifica (CNRS). https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27908630

L’ossidrossido di alluminio Aluminium (Al) (Alhydrogel®), il principale adiuvante approvato per l’uso nei vaccini umani e animali, consiste di nanoparticelle primarie che si agglomerano spontaneamente.

Preoccupazioni sulla sua sicurezza sono emerse in seguito al riconoscimento della sua inaspettata bio-persistenza a lungo termine all’interno delle cellule del sistema immunitario in alcuni individui, e rapporti di sindrome da fatica cronica, disfunzione cognitiva, mialgia, disautonomia e problematiche autoimmuni/infiammatorie temporalmente associate a somministrazioni multiple di vaccini contenenti alluminio.

Esperimenti sui topi hanno documentato la sua cattura e il suo lento trasporto da parte di cellule del lignaggio dei monociti dal muscolo in cui viene iniettato agli organi linfoidi ed eventualmente al cervello. Il presente studio mirava a valutare la funzionalità cerebrale dei topi e la concentrazione dell’alluminio 180 giorni dopo l’iniezione di varie dosi di Alhydrogel® (200, 400 e 800μg di alluminio per kg di peso corporeo) nel muscolo tibiale anteriore di topi femmina adulti CD1.

Le prestazioni cognitive e motorie sono state controllate per mezzo di 8 test convalidati, attivazione microgliale per mezzo dell’immunochimica dell’Iba-1, e livello di alluminio per mezzo della spettroscopia di assorbimento atomico con fornace di grafite. È stato osservato uno schema inusuale neuro-tossicologico limitato a basse dosi di Alhydrogel®. Cambiamenti neuro-comportamentali, compresa la diminuzione dei livelli di attività e un comportamento alterato simile all’ansia, sono stati osservati in animali esposti a 200μg Al/kg ma non a 400 e 800μg Al/kg, rispetto ai soggetti del gruppo di controllo.

How Aluminum (Alluminio) Adjuvant Causes Autism
How Aluminum (Alluminio) Adjuvant Causes Autism

Coerentemente, il numero microgliale appare aumentato nel prosencefalo ventrale del gruppo cui sono stati somministrati 200μg Al/kg. I livelli di alluminio nel cervello sono risultati selettivamente maggiori negli animali esposti alla dose minore, mentre i granulomi muscolari erano completamente scomparsi dopo 6 mesi in questi animali. Abbiamo concluso che Alhydrogel® iniettato a bassa dose nel muscolo del topo può selettivamente indurre accumulazione cerebrale di alluminio a lungo termine ed effetti neurotossici. Per spiegare questo risultato inaspettato, una strada che potrebbe essere esplorata nel futuro è quella della dimensione dell’adiuvante, dal momento che le sospensioni iniettate che corrispondono alle dosi minori, ma non quelle corrispondenti alle dosi maggiori, contenevano esclusivamente piccoli agglomerati nel range delle dimensioni tipiche di un batterio che sono notoriamente quelle che favoriscono la cattura e, presumibilmente, il trasporto da parte di cellule del lignaggio dei monociti.

In ogni caso, l’idea che la neurotossicità dell’Alhydrogel® obbedisca alla regola classica della tossicologia chimica “è la dose che fa il veleno” appare decisamente semplicistico.

Traduzione del riassunto  dell’articolo “Cognitive dysfunction associated with aluminum hydroxide-induced macrophagic myofasciitis: A reappraisal of neuropsychological profile”  [“Disfunzioni cognitive con miofascite macrofagica indotte dall’ idrossido di alluminio. Una rivalutazione del profilo neuro-psicologico”] pubblicato su Journal of Inorganic Biochemistry 2018 Apr;181:132-138, autori Aoun Sebaiti M, Kauv P, Charles-Nelson A, Van Der Gucht A, Blanc-Durand P, Itti E, Gherardi RK, Bachoud-Levi AC, Authier FJ; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29079320 articolo completo su https://www.researchgate.net/publication/320347951_Cognitive_dysfunction_associated_with_aluminum_hydroxide-induced_macrophagic_myofasciitis_A_reappraisal_of_neuropsychological_profile

I malati di miofascite macrofagica (MMF) si presentano con diffuse artromialgie (1), fatica cronica, e disturbo cognitivo.

Le caratteristiche rappresentative della disfunzione cognitiva associate alla MMF comprendono disturbo dell’attenzione, sindrome disesecutiva (2), deficit di memoria visiva e sordità dall’orecchio sinistro.

Il nostro studio mira a rivalutare il profilo neuro-psicologico della MMF. 105 pazienti consecutivi non selezionati sono stati sottoposti a una batteria di test di memoria a lungo termine e a breve termine, funzionalità esecutiva, capacità di attenzione, funzioni strumentali e ascolto dicotico (3). Da questi risultati, i malati sono stati classificati in quattro differenti gruppi: malati sub-sintomatici (n=41) con risultati sopra il livello patologico (-1,65 SD) in tutti i test; pazienti fronto-subcorticali (n=31) che hanno mostrato risultati patologici nelle funzioni esecutive e nei test di attenzione selettiva; pazienti con la malattia di Papezio (4) (n=24) che hanno mostrato risultati patologici nell’immagazzinamento, nelle funzioni di riconoscimento e consolidamento per la memoria verbale episodica, oltre a disfunzione fronto-subcorticale; e pazienti con estinzione (n=9) che hanno mostrato estinzione del segnale sonoro dell’orecchio sinistro ad un test dicotico di ascolto, in associazione con disfunzione fronto-subcorticale e del circuito di Papezio. Inoltre, l’analisi incrociata dei test ha mostrato che i malati con funzioni cognitive apparentemente normali (gruppo sub-sintomatico) hanno ottenuto risultati significativamente peggiori nei test di attenzione in rapporto ad altri. In conclusione, il nostro studio mostra che:

  • la maggior parte dei pazienti ha specifici deficit cognitivi;
  • tutti i pazienti con deficit cognitivi hanno danneggiamento delle funzioni esecutive e dell’attenzione esecutiva;
  • i malati con deficit cognitivi misurabili mostrano una significativa debolezza nell’attenzione;
  • episodici danneggiamenti della memoria colpiscono la memoria verbale, ma non quella visiva;
  • nessuno dei malati mostra una disfunzione strumentale.

Sintomatologia

  • Dolori agli arti
  • Alterazione delle funzioni esecutive definite nel 1998 da Vicki Anderson come le abilità necessarie per un’attività intenzionale e finalizzata al raggiungimento di obiettivi, http://www.treccani.it/enciclopedia/sindrome-disesecutiva_%28Enciclopedia-della-Scienza-e-della-Tecnica%29/
  • Test nel corso del quale vengono inviati tramite cuffie due messaggi diversi alle due orecchie.
  • Portatori di una disfunzione del circuito limbico mediale detto “Circuito di Papezio“. James Papez propose che tale circuito collegasse l’ipotalamo al lobo limbico.

Traduzione del riassunto dell’articolo “Long-term persistence of vaccine-derived aluminum hydroxide is associated with chronic cognitive dysfunction.” [“La persistenza a lungo termine di idrossido di alluminio derivato dal vaccino è associata con disfunzione cognitiva cronica”], pubblicato su Journal of Inorganic Biochemistry 2009 Nov;103(11):1571-8, autori Couette M, Boisse MF, Maison P, Brugieres P, Cesaro P, Chevalier X, Gherardi RK, Bachoud-Levi AC, Authier FJ; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19748679

La miofascite macrofagica (MMF) è una condizione emergente, caratterizzata da specifiche lesioni del muscolo che indicano una persistenza a lungo termine dell’idrossido di alluminio all’interno dei macrofagi al sito di una precedente vaccinazione.

Le persone che ne sono colpite si lamentano principalmente di artromialgie, fatica cronica, e difficoltà cognitive. Abbiamo progettato un’esauriente di batteria di test neuro-psicologici per cercare di delineare la disfunzione cognitiva associata alla MMF (MACD). Messi a confronto con malati affetti da artrite e dolore cronico, i malati di MMF avevano un pronunciato e specifico danneggiamento cognitivo. La MACD colpiva principalmente

  1. sia la memoria visive che quella verbale;
  2. le funzioni esecutive, inclusa l’attenzione, la memoria lavorativa, e la pianificazione; e
  3. estinzione del segnale sonoro dell’orecchio sinistro al test dicotico di ascolto. I deficit cognitivi non si correlavano con il dolore, la fatica, la depressione o la durata della malattia. I meccanismi patofisiologici sottostanti la MACD devono ancora essere determinati. In conclusione, la persistenza a lungo termine dell’idrossido di alluminio derivato dal vaccino all’interno del corpo che si rileva nella MMF è associata con disfunzione cognitiva, non dovuta solamente a dolore cronico, fatica e depressione.
Biopersistence and brain translocation of aluminum (alluminio)

Traduzione del riassunto dell’articolo “Brain PET metabolic abnormalities in patients with long-lasting macrophagic myofasciitis” [“Anomalie metaboliche riscontrate con PET in malati di miofascite macrofagica lungamente persistente”] pubblicato su Morphologie Volume 100, Issue 330, September 2016, Page 172, autori Axel Van Der Gucht, Medhi Aoun-Sebaiti, Jessie Aouizerate, Eric Guedj, Romain Gherardi, Sabrina Yara, Emmanue lItti, Jerome Authierd; https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S128601151630056X

Retroscena

La miofascite macrofagica (MMF) è caratterizzata da un’anomala persistenza a lungo termine dell’idrossido di alluminio all’interno dei macrofagi al sito di una precedente vaccinazione. I malati si presentano con diffuse artralgie, fatica cronica, e disfunzione cognitiva. Lo scopo di questo studio era quello di determinare le caratteristiche delle anomalie metaboliche riscontrate con PET cerebrale nei malati di miofascite macrofagica indotta dall’adiuvante idrossido di alluminio, e metterle in relazione con la disfunzione cognitiva.

Metodi

(…) Il controllo neuropsicologico ha identificato quattro categorie di pazienti con:

  1. nessun danneggiamento cognitivo significativo (n = 42);
  2. disfunzione sub-corticale frontale (n = 29);
  3. disfunzione del circuito di Papezio (n = 22); e
  4. disconnessione del corpo calloso (n = 7).

Risultati

In raffronto a soggetti sani, l’analisi ANCOVA di tutta la popolazione dei malati di MMF esibiva uno schema di ipometabolismo (p < 0.001) che coinvolge i lobi occipitali, i lobi temporali, il sistema limbico, il cervelletto e la corteccia fronto-parietale. Il sottogruppo di pazienti con disfunzione sub-corticale frontale esibiva una maggiore estensione dell’area coinvolta (35.223 voxel contro 13.680 nel sottogruppo con disfunzione del circuito di Papezio e 5453 voxel nei malati senza danneggiamento cognitivo).

Conclusioni

Il nostro studio identifica un bio-marcatore metabolico del glucosio cerebrale in malati di MMF miofascite macrofagica lungamente persistente indotta da idrossido di alluminio. Lo schema è parso molto marcato nei malati di MMF con disfunzione sub-corticale frontale.

Nota: il voxel è una misura di volume analoga al pixel, laddove il pixel è bidimensionale e il voxel è tridimensionale.

Translation Credits: Professor Corrado Penna

Polimorfismi, Indagini e Suscettibilità ai Fattori Estrinseci

Elenco delle patologie collegate all'espressività del polimorfismo MTHFR.

Di seguito una lista, redatta da specialisti esperti in gastroenterologia e in medicina nutrigenomica in cui vengono suggeriti dei possibili percorsi di indagine sui polimorfismi volti ad accertare la presenza di predisposizioni a patologie croniche/ipersensibilità a fattori stressogeni esterni. NB: non si tratta di una lista di esami prevaccinali volta ad accertare delle eventuali controindicazioni ad uno o più vaccini quanto, piuttosto, di un’indagine orientata ad accertare l’esistenza di sensibilità chimica/genetica/immunologica verso sostanze di varia natura estranee alla fisiologia umana. Secondo le più recenti acquisizioni, esistono nel genoma umano almeno 10.000.000 di polimorfismi, le cui implicazioni col metabolismo, la genetica e il profilo immunologico individuale sono sconosciuti. È chiaro che se tutti questi esami venissero eseguiti sul soggetto per il solo scopo di accertarne la “resistenza ai vaccini” non avrebbe senso farli in quanto la maggior parte dei polimorfismi e le loro interazioni con i fattori ambientali stressogeni sono tutt’ora sconosciuti. In secondo luogo, l’impiego di queste liste di esami (peraltro in continuo aggiornamento) non viene compreso né interpretato e le sue implicazioni ignorate se ci si rivolge a dei medici/specialisti abituati ad operare secondo schemi di indagine, interpretazione, diagnosi e cura privi di riferimenti scientifici. Il polimorfismo MTHFR è il più conosciuto in quanto sono state scoperte molte correlazioni tra le sue forme in omozigosi/eterozigosi e l’espressività di numerose patologie. Di seguito, un elenco.

Patologie che possono esprimersi in presenza di difetti di metilazione.

Elenco delle patologie collegate all'espressività del polimorfismo MTHFR.
Patologie collegate all’espressività del solo polimorfismo MTHFR. (Clicca per ingrandire)

Tuttavia esistono decine e decine di polimorfismi la cui manifestazione dovrebbe essere un segnale d’allarme importante per i professionisti abituati a curare in “scienza e coscienza”  – rispettando il principio di precauzione – e per i genitori responsabili che non intendono far vaccinare i propri figli in virtù di informazioni sempre più aggiornate e supportate dal punto di vista scientifico.

Single Nucleotide Polymorphism - Polimorfismi
Single Nucleotide Polymorphism – Polimorfismi

Nei due elenchi che seguono, alcuni dei polimorfismi sono presenti sia nella lista di John Catanzaro MD che in quella di Andrew Wakefield GE, MD.

Special thanks to John Catanzaro MD, autore del seguente elenco.

Lista completa di sequenziamento dei geni correlati alla malattia: ABCB1, AP1S3, ATG16L1, CARD14, COPA, HLA-C, IL10, IL10RA, IL10RB, IL1RN, IL23A, IL23R, IL36RN, IL6, IRF5, IRGM, LPIN2, MEFV, MVK, NCSTN, NLRC4, NLRP12, NLRP3, NOD2, PLCG2, PSENEN, PSMB8, PSTPIP1, PTPN2, TMEM173, TNFAIP3, TNFRSF1A, TRAF3IP2

“Single Nucleotide Polymorphism” (SNP) e “Single Nucleotide Variations” (SNV) comprovate scientificamente.

Lista delle patologie correlate SNV (Variazioni Singolo Nucleotide): 1p31.1a, ACVRL1+, ARMS2–HTRA1, ASTN2+, c7orf10+, CACNA1A, CARF, CFDP1, EDNRA, ENG+, ESR1+, FHL5, FHL5–UFL1+, GRIA1+, GRIA3, HCRTR2, HCTR1+, HEY2–NCOA7, HPSE2, IGSF9B, KCNK18+, KCNN3, LRP1, LRP1–STAT6– SDR9C7, MEF2D+, MPPED2, MRVI1, MTDH, MTHFR+, NBEA, ADAMTSL4–ECM1~, CCM2L–HCK~, DOCK4–IMMP2L~, FGF6~, GJA1~, GPR149~, ITPK1~, JAG1~, MED14–USP9X~, NOTCH4~, REST–SPINK2~, TGFBR2~, TSPAN2–NGF~, WSCD1–NLRP1~, ZCCHC14~, NOS3, NRP1, NSDHL, PHACTR1+, PLCE1, PRDM16+, RNF213, RYR2+, SLC24A3, SLC6A4, STX1A+, TGFBR2, TNF, TRPM8, TRPM8–HJURP+, YAP1

Lista dei Polimorfismi a Singolo Nucleotide connessi con lo stato di salute in generale: AANT, ACAT1, ACE, ADM, AHCY+, BDNF, BHMT+, BTD, C5, CBS+, COMT+, CoQ2, CoQ3, COX5A, COX6C, CYP27A1, CYP27B1, DHFR, ENPP1, GSS, GSTM1, GSTP+, IGF1, IL10, IL23R, IL6, IL6R, KCNJ11, MAOA, MAOB, MAT1A, MAT2B, MTHFR+, MTR, MTRR+, NLRP6, NOS, NOS3, PDHA1, PDHB, PEMT, PNMT, PTPN22, PTS, QDPR, SHMT1+, SIRT1, SLC19A1, SLC22A5, SLC25A15, SLC25A32, SLC2A1, SOD2, SULT1A3, SUOX+, TGFB1+, TNF-alpha+, TRAF1, TRAP1, USF1, VDR+

Special thanks to Andrew Wakefield GE MD, autore del seguente elenco.

Lista dei test prevaccinali proposti dal Dottor Andrew Wakefield

IgG: test anticorpale per tutti gli antigeni vaccinali per individuare una precedente evidenza di immunità;
PRN: Il test degli anticorpi per la neutralizzazione della riduzione della placca è l’unico test valido per ricercare l’immunità ai virus come morbillo, parotite, rosolia e varicella;
HLA A, B, C, DQ, DR: antigeni leucocitari umani;
Lymphocyte phenotypization: Fenotipizzazione linfocitaria;

Elenco dei Polimorfismi a Singolo Nucleotide proposti da Andrew Wakefield

DNA -SNPs (polimorfismi a singolo nucleotide): SHMT/C1420T, ACAT-1-02, AHCY-19, AHCY-1,2, BHMT-1, 2, 4, 8, CBS-A360A, CBS-C699T, COMT-61, COMT-H62H, COMT-V158M, MAO A-R297R, MTHFR-A1298C, MTHFR-C677T, MTR-A2756G, MTRR-11, MTRR-A66G, MTRR-H595Y, MTRR-K350A, MTRR-R415T, MTRR-S257T, NOS-D298E, SHMT-C1420T, SUOX-S370S, VDR-Fok1, VDR-Taq1, Glutatione transferasi M 1 – GSTM1, Glutatione transferasi GSTP-1, I05V e A114V, Glutatione transferasi T1 – GSTT1, N-acetyltransferasi – NAT 2, Apolipotroteina E- E2, E3, E4, Superossido dismutasi- SOD 3.

Lista dei geni coinvolti nelle varie forme di tiroidite (aggiornamento del 31 Gennaio 2018):

ABCD1, ADA, ADH7, AHCY, AIRE, AITD1, AITD2, AITD4, AKT1, AOX1, ATP5O, AVP, BAX, BGLAP, BMPR1A, C1QA, C1QB, C1QC, C1R, C1S, C2, C3, C4A, C4B, CALCA, CAPZB, CASP8, CBS, CCNA2, CCNB1, CCND3, CD163, CD1A, CD28, CD40, CD58, CD69, CD80, CDKN1B, CDKN2A, CDKN2B, CDKN3, CGA, CHKB, COL1A1, COMT, COQ2, COQ3, COX5A, COX6C, CRH, CRP, CSF1, CTLA4, CXCL8, CYP11A1, CYP17A1, CYP21A2, CYP27B1, DDC, DIO1, DIO2, DIO3, DUOX2, DUOXA2, EDN1, ENO1, FAS, FASLG, FCGR2B, FCRL2, FCRL3, FOXD3, FOXE1, FOXP3, GAD1, GAD2, GH1, GHR, GLIS3, GNAS, GPR174, GPX1, GPX3, GSTM1, GSTM3, GSTP1, HLA-A, HLA-B, HLA-DQA1, HLA-DQB1, HLA-DRB1, HLA-DRB4, HRAS, HSPD1, HT, ICAM1, ICAM3, IFIH1, IFNA1, IFNB1, IFNG, IFNG, IGF1, IGFBP1, IGFBP3, IGSF1, IL10, IL15, IL16, IL17A, IL18, IL1B, IL1R1, IL1RN, IL2, IL22, IL23R, IL2RA, IL2RB, IL4, IL5, IL6, IL7, IL7R, INS, ITPR3, IYD, LEP, LTA, MAOA, MAOB, MAP2K1, MBL2, MC2R, MET, MIF, MTHFR, NCOA4, NKX2-1, NKX2-5, NOS1, NOS2, NOS3, ODC1, PAX8, PDE8B, PICALM, PIK3CA, PLCG2, POMC, POU1F1, PRL, PROP1, PRSS3, PTEN, PTPN22, PTPRC, REN, RYR1, S100B, SCGB3A2, SECISBP2, SELENOS, SERPINA7, SERPING1, SHBG, SIRT1, SLC16A2, SLC1A4, SLC26A4, SLC30A8, SLC3A2, SLC5A5, SLCO1C1, SOD2, STAT3, TFAM, TG, TGFB1, THRA, THRB, TLR3, TMPO, TNF, TNFRSF11B, TNFSF13B, TP53, TP63, TPO, TRAF1, TRAP1, TRHR, TRPV1, TSHB, TSHR, TTR, VDR, VEGFA, ZFAT… (Fonte: GeneSavy)

Endocrinopatie Autoimmuni e Vaccinazioni

MTHFR & Disturbi Neurologici Indotti dalle Vaccinazioni

SIDS e Polimorfismi Genetici

Cause della SIDS

Anche se è improbabile che un gene difettoso predisponga un bambino alla SIDS (Sudden Infant Death Syndrome), i geni possono agire tuttavia in combinazione con i fattori di rischio ambientale [ndr: i vaccini sono un fattore di rischio?] per esplicitare la SIDS. I fattori predisponenti potrebbero includere polimorfismi in geni coinvolti nel metabolismo e nel sistema immunitario, nonché condizioni che influiscono sul tronco cerebrale e causare squilibri neurochimici nel cervello. I polimorfismi possono predisporre a morte i bambini in situazioni critiche. Un esempio di un polimorfismo genetico che può essere associato a SIDS coinvolge il sistema immunitario. Opdal, S. H., & Rognum, T. O. (2004). The sudden infant death syndrome gene: Does it exist? Pediatrics, 114(4), 506-512.

Studi in Norvegia e Germania hanno rivelato un’associazione tra delezioni parziali del gene C4 altamente polimorfico e infezioni respiratorie lievi in ​​bambini morti di SIDS. Opdal, S. H., & Rognum, T. O. (2004).

SIDS (Sudden Infant Death Syndrome) Books

Le differenze nell’espressione di C4 possono contribuire a differenze nella forza del sistema immunitario regolando la predisposizione a malattie infettive e autoimmuni che mettono i bambini a più alto rischio di Sudden Infant Death Syndrome. Arnestad, M., Andersen, M., Vege, A., & Rognum, T. O. (2001). Changes in the epidemiological pattern of sudden infant death syndrome in southeast Norway, 1984–1998: Implications for future prevention and research. Archives of Disease in Childhood, 85, 108–115.

Le delezioni parziali del gene C4 sono abbastanza comuni e si trovano in circa il 20% della popolazione bianca.

Cause della SIDS
Cause della SIDS

Altri esempi di polimorfismi e mutazioni genetiche sono più comuni nei bambini SIDS, ma il modo in cui sono correlati alla SIDS è sconosciuto.

Autoimmune Diseases Books

Inoltre, molti bambini colpiti da Sudden Infant Death Syndrome hanno un sistema immunitario attivato, che può indicare che sono vulnerabili a semplici infezioni. In uno studio, circa il 50% dei bambini morti di SIDS ha avuto una lieve infezione delle vie aeree superiori prima della morte.

Fonte: https://www1.nichd.nih.gov/sts/campaign/science/Pages/causes.aspx

Autismo, Autoimmunità, Neuroinfiammazione

Infiammazione cerebrale focale e autismo

In alcuni articoli precedenti a questo avevamo trattato della neuroinfiammazione e dei danni neurologici (autismo) conseguenti ad essa. In un articolo sulle citochine pro-infiammatorie avevamo evidenziato come gli eventi di natura septica vaccino-indotta, l’alterazione del comportamento dei neuropeptidi e quella provocata da altri triggers ambientali sia in grado di accrescere enormemente il numero dei mastociti e di attivare la microglia (cellule che si occupano della difesa immunitaria primaria attiva nel sistema nervoso centrale) inducendo un aumento improvviso di alcuni tipi di citochine e contribuendo alla manifestazione dei sintomi dello spettro autistico. La presenza di autoanticorpi diretti verso i tessuti neurologici cerebrali, come conseguenza della rottura della barriera ematoencefalica, è un indizio di non trascurabile entità.

In uno studio di Theoharis C, Shahrzad Asadi and Arti B Patel, pubblicato sul “Journal of Neuroinflammation” 2013, 10:46, [Focal Brain Inflammation and Autismviene evidenziato il ruolo neuroinfiammatorio delle citochine IL-6, il TNF-alfa e il MCP-1 (Monocyte Chemotactic Protein-1).

In particolare, nel mRNA, IL-1α, IL-1β, IL-6 e TNF-α sono dichiaratamente associate all’infiammazione cerebrale e al danno ippocampale e cerebrale nei soggetti portatori di ASD.

Un numero crescente di prove indica che l’infiammazione cerebrale svolge un ruolo importante nella patogenesi dei disturbi neuropsichiatrici [1,2]. I disturbi dello spettro autistico (ASD) sono disordini neuro-pervasivi dello sviluppo caratterizzati da vari gradi di deficit nelle interazioni sociali, intelligenza e linguaggio, nonché dalla presenza di stereotipi comportamentali [3-6]. Il CDC degli Stati Uniti riporta che 1 bambino su 80 è portatore di ASD [7].

La maggioranza di questi bambini manifesta tale disturbo a circa 3 anni di età, spesso dopo un evento specifico come la reazione alla vaccinazione, un’infezione [8,9], un trauma [10,11], le esposizioni tossiche [12] o lo stress [13], il che suggerisce l’importanza di alcuni fattori scatenanti ambientali nella manifestazione della patologia [14,15].

Numerose evidenze indicano che l’ASD è caratterizzato da una certa disfunzione/ infiammazione [16,17]. Nel cervello e nel fluido cerebro-spinale sono stati inoltre identificati i marker infiammatori. In molti soggetti ASD sono stati rilevati il TNF, IL-6 e proteina-1 chemiotattica monocita (MCP-1), questo ultimo coinvolto nella chemiotattica dei mastociti [18]. I mastociti sono un’importante sorgente di IL-6 e TNF. I mastociti sono le uniche cellule immunitarie che immagazzinano il TNF preformato e possono rilasciarlo rapidamente dopo la stimolazione.

I mastociti e le citochine come IL-6 e TNF sono anche implicati nella rottura della barriera emato-encefalica (BBB) [21-23], che può essere malfunzionante o avere perdite nella sindrome dello spettro autistico, come evidenziato dalla presenza di autoanticorpi circolanti diretti contro le proteine del cervello fetale [24-27]. Avevamo riferito che la citochina IL-33 si sincronizza con i neuropeptidi infiammatori per stimolare i mastociti e determinare una maggiore permeabilità vascolare [28]. IL-33 è stato considerato un allarme, agendo attraverso i mastociti per allertare il sistema immunitario innato [29,30], ed è stato recentemente collegato all’infiammazione cerebrale [31-33].

In questo studio viene anche riferito che la neurotensina (NT) e l’ormone che determina il rilascio della corticotropina (CRH), secreti sotto stress, stimolano in modo sinergico i mastociti, portando ad accrescere la permeabilità vascolare [34] e contribuendo alla disgregazione della  barriera emato-encefalica BBB [35]. Abbiamo inoltre dimostrato che la NT stimola la secrezione da parte dei mastociti del fattore di crescita vascolare endoteliale (VEGF) [36], che è anche un vasodilatatore. La NT aumenta anche l’espressione del recettore-1 della CRH (CRHR-1) [37],  la cui attivazione mediante CRH aumenta la stimolazione allergica dei mastociti umani [38].

La NT è un peptide vasoattivo originariamente isolato dal cervello [39], ma trovato anche nell’intestino dove è stato implicato nell’infiammazione [40] e in un’aumentata permeabilità intestinale nei roditori [41]. La NT aumenta nella pelle a seguito di stress acuto, stimola i mastociti della pelle e aumenta la permeabilità vascolare nei roditori [42]. La NT stimola i mastociti peritoneali dei roditori a secernere l’istamina e innalza i livelli plasmatici di istamina attraverso l’attivazione di specifici recettori NT (NTR) [43-45]. Inoltre, la NT è rapidamente degradata dalle proteasi dei mastociti [34,46] che implicano una stretta regolazione della sua attività.

I mastociti sono cellule immunitarie derivate dal tessuto emopoietico responsabili di allergie, ma anche implicate nell’immunità [47] e nell’infiammazione [18]. I mastociti possono produrre mediatori pro- e anti-infiammatori [48] e possono avere funzioni immuno-modulatorie [47,49-51]. È quindi di interesse che le reazioni allergiche siano comuni nei bambini con ASD [52,53] che implicano l’attivazione di mastociti da parte di fattori scatenanti non allergici [17]. La fonte più ricca di mastociti nel cervello è il diencefalo [54] che regola il comportamento, mentre la più alta concentrazione di NTR è nell’area di Broca [55], che regola il linguaggio, noto per essere perso in molti bambini con ASD. I mastociti sono responsabili di provocare l’infiltrazione dei neutrofili che promuove l’infiammazione [56]. Le interazioni mastociti-microglia sono importanti nelle malattie neuroinfiammatorie [57,58]. La microglia è l’insieme delle cellule immunitarie innate del cervello che sono sempre più implicate in un certo numero di malattie neuropsichiatriche [59]. In realtà, la crescita e un’attivazione microgliale abnormi sono state recentemente riportate nel cervello dei pazienti con ASD [60,61]

La microglia esprime l’anticorpo NTR3, attivazione del quale porta alla sua proliferazione [62].

La NT ha ulteriori azioni che sono rilevanti per l’ASD (Tabella 1): induce secrezione intestinale e mobilità [63], stimola la proliferazione delle cellule gliali [64] e può facilitare le convulsioni attraverso l’attivazione dei recettori del glutammato [65]. Infatti, il recettore del glutammato mGluR5 è risultato essere iperattivo nei topi X fragili [66,67], una condizione associata ad alto rischio di ASD.

Azioni rilevanti della neurotensina nella patogenesi dei disturbi dello spettro autistico.
Tabella 1 – Azioni rilevanti della neurotensina nella patogenesi dei disturbi dello spettro autistico.

In altre parole, la NT potrebbe contribuire alla patogenesi dell’ASD attraverso meccanismi diversi (Figura 1).

Infiammazione cerebrale focale e autismo
Infiammazione cerebrale focale e autismo

Vi è anche il supporto per l’aumento dello stress ossidativo [68] e alcuni difetti mitocondriali (mt) almeno nei sottogruppi di pazienti con ASD [69]. Per quanto riguarda l’attivazione epigenetica dei geni di suscettibilità, questa è sempre più invocata per spiegare l’ASD [7,82]. Abbiamo dimostrato che il mtDNA è significativamente aumentato nel siero di bambini autistici giovani [70], che hanno anche aumentato significativamente il livello sierico di NT [71]; ciò fa attivare i mastociti a secernere il mtDNA [38] che agisce da patogeno innato in grado di stimolare i mastociti [72] e altre cellule immunitarie, passando all’autoinfiammazione [73]. In molti studi viene evidenziato come autoimmunità e infiammazione siano aspetti dello stesso problema che possono alimentarsi vicendevolmente. Sempre con riferimento allo studio in oggetto,, il mtDNA può causare degenerazione neuronale e un comportamento alterato [74]. Gli autori ritengono che l’ASD abbia origine da insulti perinatali immunitari [75,76] che, attivando i geni di suscettibilità ASD, portano all’encefalite focale (Tabella 2).

Chiavi dei processi patologici nell'ASD.
Chiavi dei processi patologici nell’ASD.

Bibliografia della pubblicazione citata. Download.

Encefalopatie, Convulsioni e Vaccini DTP

Encefalopatia e demielinizzazione

Esiste un nesso fra la vaccinazione trivalente Difterite Tetano Pertosse  e l’insorgenza di talune forme di encefalopatia, encefalite, encefalomielite? Quali parametri vengono utilizzati per definire tale collegamento? La dimensione del campione statistico è sufficientemente ampia al fine di identificare tale relazione? La durata dell’osservazione è sufficientemente lunga da confermare un collegamento del genere? Si possono definire queste delle “encefalopatie” come appartenenti alla sfera delle patologie autoimmuni?

Dopo la disamina di alcuni studi (quelli citati in questo articolo non sono che una piccolissima parte) la nostra attenzione si sofferma su due di essi per i quali le conclusioni “propenderebbero” per la conferma di tale nesso. Gli autori del primo studio (retrospettivo) considerato giungono alla conclusione che gli eventi in oggetto sono da considerarsi “rari”. Il secondo studio (peraltro citato anche nell’abstract del primo) evidenzia che i criteri, i metodi e la durata del primo studio sono insufficienti oltre al fatto di aver escluso le stime dell’incidenza delle convulsioni febbrili e di quelle non febbrili correlate alla vaccinazione DTP.

Primo studio -“ Adverse Effects of Pertussis and Rubella Vaccines: A Report of the Committee to Review the Adverse Consequences of Pertussis and Rubella Vaccines.”  Institute of Medicine (US) Committee to Review the Adverse Consequences of Pertussis and Rubella Vaccines; Howson CP, Howe CJ, Fineberg HV, editors. Washington (DC): National Academies Press (US); 1991.

Adverse Effects of Pertussis and Rubella Vaccines encefalopatie
Adverse Effects of Pertussis and Rubella Vaccines

Gli spasmi infantili sono un tipo di disturbo epilettico nei bambini piccoli caratterizzato da flessore (34 per cento), estensore (22 per cento) e confusione di flessori-estensori misti (42 per cento) che tendono ad avvenire “raggruppate” o a “raffica” (Kellaway et al., 1979 ). Le prime manifestazioni di spasmi infantili possono essere sottili e facilmente perse, rendendo così difficile l’identificare l’età precisa dell’insorgenza. Tra i primi report di casi che suggeriscono un possibile legame tra gli spasmi infantili e la vaccinazione da pertosse sono quelli di Baird e Borofsky (1957). Essi descrivono 24 bambini che avevano hypsarrhythmia e convulsioni miocloniche infantili e il cui sviluppo prima dell’insorgenza dello spasmo era apparentemente normale. Nove casi di spasmi infantili sono stati segnalati tra 1 e 5 giorni dopo la vaccinazione DPT. Tre di questi nove bambini hanno avuto anche una storia di complicazioni perinatali che gli autori pensavano avrebbe potuto essere correlata ad un rischio di spasmi infantili. Gli autori hanno anche dichiarato, sulla base di una revisione dei tracciati EEG pubblicati, che l’ipsarrhythmia era presente in due dei bambini affetti descritti da Byers e Moll (1948). Da questi primi casi di casi, casi aggiuntivi di spasmi infantili in associazione con la vaccinazione antipertussica sono stati descritti in letteratura  (Fukuyama et al., 1977; Millichap, 1987; Portoian-Shuhaiber e Al Rashied, 1986). Gli intervalli di tempo riportati tra la vaccinazione e l’insorgenza di spasmi infantili sono stati compresi fra i minuti e le settimane (Melchior, 1971). Una delle più grandi serie di spasmi infantili dopo la vaccinazione contro la pertosse è stata pubblicata da Millichap (1987). Sono stati inclusi sei bambini che andavano dai 2 ai 9 mesi. L’intervallo di tempo dalla vaccinazione al momento dell’insorgenza degli spasmi è passato da 6,5 ​​ore a 5 giorni e le prime convulsioni sono state riportate in combinazione con la prima, la seconda o la terza dose del vaccino contro la pertosse. Fatta eccezione per un caso che aveva avuto crisi miocloniche sin dalla nascita, nessuna menzione è stata fatta dei bambini che avevano crisi epilettiche prima della vaccinazione. Nel rivedere l’eziologia e il trattamento degli spasmi infantili, Millichap (1987) ha elencato i meccanismi postulati per le crisi epatiche correlate alla pertosse come:

1) un effetto neurotossico diretto,

2) una reazione immunitaria immediata,

3) una reazione di ipersensibilità cellulare ritardata;

4) un’attivazione vaccino-indotta da un’infezione latente di un virus neurotropico.

Le conclusioni a cui giungono gli estensori di questo studio rimarcano che:

“…l’evidenza è coerente con una relazione causale tra il vaccino DPT e l’encefalopatia acuta, definita negli studi controllati esaminati come “encefalopatia”, “encefalite” o” encefalomielite”…” 

Tuttavia, queste sono veramente disarmanti quando gli autori concludono:

“….Sulla base di una revisione degli elementi di prova relativi a tale relazione, la commissione conclude che la gamma di eccesso di rischio di encefalopatia acuta dopo la vaccinazione DTP è coerente con quella stimata per l’NCES: da 0,0 a 10,5 casi per milione di vaccinazioni. Non esistono prove sufficienti per indicare una relazione causale tra il vaccino DPT e il danno neurologico permanente….”

[N.B.] – Questo, come numerosissimi altri studi, giungono a delle conclusioni fuorvianti circa la frequenza questi eventi in quanto difetta ampiamente dei criteri della durata dell’osservazione (in questo caso molto breve, quasi istantanea), del numero di soggetti esaminati (bassissimo e statisticamente insignificante) e della tipologia di eventi convulsivi (in realtà ve ne sono di diversi tipi, oltre a quelli menzionati nello studio) presa in considerazione.

Il secondo studio, di J Gordon Millichap: “Seizures Following DTP Immunization” Abstract: “The incidence of seizures following the administration of DTP vaccine at the Group Health Cooperative of Puget Sound, Seattle, has been estimated by epidemiologists at the Harvard School of Public Health, Boston, and by the Boston Collaborative Drug Surveillance Program, Waltham, Mass.” Con riferimento al lavoro di: Walker, AMJick, HPerera, DRKnauss, TA and Thompson, RS (1988). “Neurologic events following diphtheriatetanus-pertussis immunization.” Pediatrics Mar 198881(3): 345–9. [PubMed], riporta quanto segue:

Encefalopatia e demielinizzazione
Encefalopatia e demielinizzazione

“…Di 231 eventi post-immunizzazione DTP, i primi episodi convulsivi selezionati per lo studio senza altre cause predisponenti nei bambini di 30 giorni o più, 55 mostravano convulsioni senza febbre e 176 presentavano crisi epilettiche febbrili. L’incidenza delle convulsioni febbrili registrata nel periodo immediatamente successivo alla post-immunizzazione è stata di 3,7 volte più elevata rispetto all’anno precedente nel periodo di 30 giorni o più dopo l’immunizzazione.Un bambino ha subito un prolungato status epilettico alla sera della terza dose di DTP e le sequele neurologiche includevano epilessia focale a 6 anni di follow-up. Sei casi di “primo attacco” avvenuti entro 30 giorni dall’immunizzazione e l’incidenza prevista senza immunizzazione in questo intervallo di tempo è stata calcolata a 5,07. Gli autori concludono che le gravi sequele neurologiche post-immunizzazione DTP sono estremamente infrequenti nei bambini altrimenti sani.(Walker AM et al. Neurologic events following diphtheria-tetanus-pertussis immunization. Pediatrics March 1988;81:345-9).

J Gordon Millichap  invece, precisa:

“…L’esclusione di diversi gruppi di bambini da questo lo studio epidemiologico retrospettivo sminuisce il significato delle conclusioni, le stime dell’incidenza delle convulsioni febbrili correlate alla vaccinazione DTP e delle convulsioni non febbrili. Il ruolo del DTP come causa precipitante nei bambini con una predisposizione (encefalopatie?) alle crisi epilettiche e come una possibile causa di spasmi infantili è trascurato. È sfortunato che lo studio non abbia affrontato il problema dei rischi noti da vaccinazione DTP nei bambini con malattia neurologica precedente o predisposizione a crisi epilettiche, incluse la storia familiare positiva (Ped Neur Briefs Nov 1987;1L:40)…”

Qui sotto (tabella presente sul sito del CDC statunitense nelle linee guida della “best practice”), gli eventi avversi di natura neurologica riscontrati dopo somministrazione di vaccino trivalente Difterite Tetano Pertosse acellulare.

General Best Practice Guidelines for Immunization: Best Practices Guidance of the Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP)

Contraindications and precautions. DTP Vaccine encefalopatie
Contraindications and precautions. DTP Vaccine.

Ci si chiede adesso se, nel selezionare i soggetti a cui è destinato questo tipo di vaccino, le autorità di regolamentazione hanno mai tenuto conto dell’eventuale presenza di predisposizioni dei destinatari verso le varie forme di encefalopatie a cui possono essere suscettibili. Le controindicazioni e le precauzioni nell’impiego di questo vaccino, riportate nello schema fanno riferimento a modalità identificative e a tempistiche che non sono basate su criteri di oggettività risultanti da deduzioni scientifiche in quanto possono esservi predisposizioni allo spasmo che non risultano da alcun rilievo EEG.  Nessuno ha ancora chiarito questi aspetti fondamentali attraverso delle indagini appropriate.

Oppure si tratta di una patologia su base autoimmune che viene slatentizzata da una o più componenti del vaccino Difterite Tetano Pertosse?

Il capitolo è ancora aperto.

Meccanismi della Vaccinazione

Patologie autoimmuni: i vaccini le innescano…

Alluminio Vaccinale e Patologie Immuni Demielinizzanti

 

 

 

 

Adiuvanti Alluminio nei Vaccini e Neurotossicità

 

Tossicità degli adiuvanti Alluminio su più livelli..
Tossicità degli adiuvanti Alluminio su più livelli..

Numerosi studi hanno documentato l’aspetto di diversi disturbi autoimmuni successivi alle vaccinazioni di routine, i più comuni dei quali sono quelli che colpiscono il sistema nervoso. Sebbene le spiegazioni classiche di questi fenomeni sono state in gran parte centrate sugli antigeni vaccinali, l’attenzione degli ultimi anni si è spostata sull’Alluminio (Al), che è fra i più comuni adiuvanti commerciali correntemente impiegati.

L’Alluminio è notoriamente immunotossico e neurotossico (oltre ad essere genotossico e dotato di altri tipi di tossicità) e, nell’ultimo decennio, gli studi sui modelli animali e sugli esseri umani hanno indicato che gli adiuvanti Alluminio hanno un’intrinseca capacità di alterare il sistema immunitario e di indurre risposte infiammatorie (Couette et al., 2009; Li et al., 2009; Shaw e Petrik, 2009; Passeri et al., 2011).

La ricerca è culminata nella delineazione della sindrome autoimmune/infiammatoria indotta da adiuvanti (ASIA), che comprende un ampio spettro di condizioni mediche caratterizzate da un errore di regolazione della risposta immunitaria (Meroni, 2010; Shoenfeld e Agmon-Levin, 2011).

Da evidenziare che la grande maggioranza delle manifestazioni avverse sperimentalmente innescate dall’Alluminio nei modelli animali e di quelle associate alla somministrazione di vaccini contenenti adiuvanti nell’uomo, sono neurologiche e neuropsichiatriche (Zafrir et al., 2012; Lujan et al., 2013). In questo contesto, i recenti esperimenti hanno ha rivelato che le nanoparticelle di adiuvanti su base Alluminio presenti nei vaccini hanno un capacità unica di attraversare la barriera emato-encefalica (BBB) e la barriera fluido-cerebrospinale (CSF) e inducono delle risposte immunoinfiammatorie deleterie nei tessuti neurali (Shaw e Petrik, 2009; Khan et al., 2013). Queste osservazioni possono spiegare in parte perché i vaccini hanno una predilezione nell’interessare il sistema nervoso centrale (CNS).

Nonostante questi dati è attualmente ritenuto (sia dall’industria farmaceutica che dalle agenzie di regolamentazione) che le concentrazioni a cui l’Alluminio è impiegato nei vaccini non rappresentano un rischio per la salute (Offit e Jew, 2003; Eldred et al. 2006; US FDA, 2014).

Fonte: Capitolo 4 (Vaccines and Autoimmunity – Yehuda Shoenfeld et al. 2015, Dec. Ed. Wiley Blackwell) – Answers to Common Misconceptions Regarding the Toxicity of Aluminum Adjuvants in VaccinesLucija Tomljenovic – Neural Dynamics Research Group, University of British Columbia, Vancouver, BC, Canada – Christopher A. Shaw – Department of Ophthalmology and Visual Sciences, Program in Experimental Medicine, Program in Neuroscience, University of British Columbia, Vancouver, BC, Canada.

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/9781118663721.ch4/summary

Alluminio Multi-Tossicità

Tossicità degli Adiuvanti Alluminio

Patologie Autoimmuni e Adiuvanti Alluminio

Alluminio Vaccinale e Patologie Immuni Demielinizzanti

 

 

Sovrastimolazione Vaccinale e Autoimmunità

Sovrastimolazione immunitaria. È in atto da anni un'”epidemia” di patologie infiammatorie che è sovrapponibile alla iatrogenicità causata dalla sovrastimolazione del sistema immunitario attraverso i vaccini. Ci sono ampie prove di collegamenti fra l’immunizzazione vaccinale e l’epidemia di diabete di tipo 1. Dei dati più recenti indicano che l’obesità, il diabete di tipo 2 e di altri componenti della sindrome metabolica sono fortemente associati con l’immunizzazione vaccinale e possono essere espressione diretta della risposta negativa del sistema immunitario  come reazione al sovraccarico immunitario.

Patologie Autoimmuni da Sovrastimolazione Vaccinale
Patologie Autoimmuni da Sovrastimolazione Vaccinale

L’“epidemia” di diabete/prediabete sembra accelerare nel momento in cui la prevalenza dell’obesità è stabilizzata, indicando che il sistema di risposta negativo del sistema immunitario è stato sopraffatto.

La teoria dell’induzione del sovraccarico immunitario causata dalle vaccinazioni può spiegare le osservazioni chiave che hanno confuso molte ipotesi tra loro in competizione.

Le ricerche indicate in questa rassegna evidenziano che il vaccino ha indotto un sovraccarico immunitario e spiega l’accentuarsi della divergenza tra l’aumento di prediabete e la steatosi epatica non alcolica in un momento in cui il epidemia di obesità è in calo nei bambini.

Fonte: Molecular and Genetic Medicine Classen JB, J Mol Genet Med 2014, S1:025

http://dx.doi.org/10.4172/1747-0862.S1-025

Review of Vaccine Induced Immune Overload and the Resulting Epidemics of Type 1 Diabetes and Metabolic Syndrome, Emphasis on Explaining the Recent Accelerations in the Risk of Prediabetes and other Immune Mediated Diseases. J Barthelow Classen MD* 3637 Rockdale Road, Manchester, MD 21102, USA *Corresponding author: J Barthelow Classen, 3637 Rockdale Road, Manchester, MD 21102, USA, Tel: 410-377-8526; E-mail: classen@vaccines.net

Received date: December 17, 2013; Accepted date: February 17, 2014; Published date: February 19, 2014 Copyright: ©2014 Classen JB. This is an open-access article distributed under the terms of the Creative Commons Attribution License, which permits unrestricted use, distribution, and reproduction in any medium, provided the original author and source are credited.

http://www.vaccines.net/vaccine-induced-immune-overload.pdf

Vaccinazione epatite B HBV e Sclerosi Multipla

Diversi studi epidemiologici hanno esaminato il potenziale collegamento tra vaccino anti epatite B HBV e un aumento del rischio di sclerosi multipla (SM) o di altre patologie demielinizzanti. La maggior parte non ha trovato un’associazione costante tra vaccino HBV e sclerosi multipla, ma alcuni di questi studi avevano delle limitazioni metodologiche. Questo studio è invece coerente con le osservazioni fatte da Hernan et al. sul rischio di sclerosi multipla dopo vaccinazione HBV ricombinante. Gli autori hanno osservato un aumento del rischio di sclerosi multipla (OR ¼ 3: 1, 95% CI ¼ 1: 5 2 6: 3) dopo vaccinazione HBV scomparso in condizioni di nessuna vaccinazione, in linea con la nostra osservazione (OR ¼ 5: 2, 95% CI ¼ 1: 9 2 20) per sclerosi multipla dopo vaccinazione HBV. Inoltre, altri studi hanno inoltre osservato un notevole aumento dei rischi per i disturbi autoimmuni come il lupus, il Morbo di Graves e la sindrome da stanchezza cronica improvvisa (CFS) dopo HBVs [30,31], compatibile con i risultati degli SAAE osservati nel presente studio. Gli autori hanno concluso che il vaccino HBV è associato ad un aumento del rischio di sclerosi multipla.

Vaccinazione anti epatite B e insorgenza della sclerosi multipla e di altre patologie autoimmuni demielinizzanti.
Vaccinazione anti epatite B e insorgenza della sclerosi multipla e di altre patologie autoimmuni demielinizzanti.

Questo studio studio caso-controllo di gravi eventi avversi autoimmuni dopo immunizzazione con vaccino HBV è disponibile qui:

A case-control study of serious autoimmune adverse events following hepatitis B immunization. (DOI: 10.1080/08916930500144484 · Source: PubMed)

https://www.researchgate.net/publication/7558011_A_case-control_study_of_serious_autoimmune_adverse_events_following_hepatitis_B_immunization.

Vaccino HBV e Patologie Autoimmuni

Endocrinopatie Autoimmuni e Vaccinazioni

Ipotesi di attacco delle cellule tiroidee in una condizione autoimmune
Ipotesi di attacco delle cellule tiroidee in una condizione autoimmune

Endocrinopatie. L’esposizione a diversi tipi di adiuvanti e la sindrome ASIA (Autoimmune Sindrome Inducted by Adjuvants) da essi scatenata attraverso i vaccini che li contengono è nota già dal 2011 e viene descritta come induzione del sistema immunitario a produrre anticorpi contro sé stesso (autoanticorpi). Gli adiuvanti vengono aggiunti ai vaccini al fine di pre-amplificare la risposta immunitaria e consentire così agli antigeni vaccinali di sollecitare maggiormente la produzione anticorpale. Le condizioni autoimmuni catalogate riguardavano principalmente la sclerosi sistemica, il lupus eritematoso sistemico e l’artrite reumatoide a cui si aggiunsero, fino alla data di pubblicazione del textbook  “Vaccines & Autoimmunity” del Dr. Yehuda Shoenfeld et al. – Ed. 2015, Wiley. In quegli anni erano stati segnalati dalle cliniche partecipanti allo studio solo pochi casi di tiroidite di Hashimoto / tiroidite subacuta, dopo l’esposizione ai vaccini e in periodo post-operatorio a seguito di impianti di protesi al silicone.

In questo studio recentissimo, ”Autoimmune/inflammatory Syndrome induced by Adjuvants and Thyroid Autoimmunity”, pubblicato il 24 Gennaio 2017 sul “Journal of Endocrinology” – doi: 10.3389/fendo.2016.00150 da: Abdulla Watad1,2,3, Paula David2,4, Stav Brown3 and Yehuda Shoenfeld2,3,5* 1 Department of Medicine “B”, Sheba Medical Center, Tel-Aviv, Israel, 2 Zabludowicz Center for Autoimmune Diseases, Sheba Medical Center, Tel-Aviv, Israel, 3 Sackler Faculty of Medicine, Tel-Aviv University, Tel-Aviv, Israel, 4 Faculdade de Ciências Médicas, Universidade do Estado do Rio de Janeiro, Rio de Janeiro, Brazil, 5 Laura Schwarz-Kipp Chair for Research of Autoimmune Diseases, Tel-Aviv University, Tel-Aviv, Israel.

Sono riassunte le attuali conoscenze sulla sindromi ASIA indotte dagli adiuvanti vaccinali a livello della tiroide, inquadrabili come endocrinopatie.

Nella premessa di detto studio viene evidenziato che:

“….Il rischio di contrarre malattie autoimmuni, determinato dal background genetico del paziente, è amplificato nei pazienti con una storia di patologie autoimmuni come il diabete mellito di tipo 1 (DM1).

Gli anticorpi tiroidei possono essere identificati in circa il 20-25% dei pazienti con diabete di tipo 1 e, fino al 50% di essi, si evolvono a malattie autoimmuni della tiroide (AITD) (16). Le malattie autoimmuni della tiroide (endocrinopatie) sono state descritte in molti casi clinici e in serie di casi, presentando manifestazioni autoimmuni della tiroide insieme ad altre condizioni autoimmuni….”

ENDOCRINOPATIE E SINDROME ASIA

La presenza di processi patologici nelle ghiandole endocrine è stata segnalata da “…livelli anormali di ormoni circolanti, che portano a endocrinopatie..” È certo che alcuni disturbi endocrini come la tiroidite di Hashimoto (HT), la malattia di Graves e il diabete di tipo 1 (18-20) sono immuno-mediati ed è possibile che le patologie autoimmuni endocrine possano essere attivate dagli adiuvanti vaccinali, configurando casi che rientrano nella sindrome ASIA. Allo stato attuale, sebbene:

Cellule giganti nelle endocrinopatie
Cellule giganti nelle endocrinopatie

“….i case-reports, gli studi di coorte e i casi-controllo sulla sindrome ASIA e il loro collegamento con le endocrinopatie, siano ancora scarsi, cominciano ad essere segnalati casi di insufficienza ovarica primaria (POF) di origine post-vaccinazione anti-papilloma virus aventi una natura immuno-mediata (20-30% dei casi) grazie all’identificazione di autoanticorpi contro gli antigeni ovarici nella teca, granulosa, corpo luteo e zona pellucida (27-29)….”

“…la POF è comunemente associata con altre malattie autoimmuni quali la malattia di Addison, la tiroidite, la sindrome polighiandolare autoimmune, il lupus eritematoso sistemico (SLE), la porpora idiopatica trombocitopenica (ITP) e la sindrome di Sjogren. La patogenesi della POF coinvolge anche mutazioni genetiche, disordini metabolici, fattori ambientali quali un’infezione virale, chemio e radioterapia e interventi chirurgici. (30)….”

“……Il vaccino HPV è stato riportato come un importante problema nella sindrome ASIA, già correlato, per esempio, alla sindrome di Guillain Barre e ad altre neuropatie quali la SLE, la vasculite, l’ITP e l’epatite autoimmune (32-36). Lo sviluppo di patologie autoimmuni come evento avverso conseguente al vaccino può essere dovuto sia alle sue particelle HPV simil-virali che possiedono delle potenti proprietà immunostimolanti (e che possono indurre autoimmunità da mimetismo molecolare, da diffusione di epitopo, effetto del vicino ed attivazione policlonale) (37), sia alla presenza di Alluminio come adiuvante nel vaccino. Gli adiuvanti sono in grado di accrescere, intensificare e prolungare l’immunorisposta antigene-specifica dei vaccini senza conservare il proprio specifico effetto antigenico (38). Le malattie autoimmuni (endocrinopatie immunomodulate) ben definite, così come i disordini immunitari non specifici seguenti alla vaccinazione, possono presentarsi come eventi avversi subacuti oppure apparire mesi o anni dopo i richiami (39-43). Pazienti geneticamente predisposti presentano maggiori probabilità di presentare manifestazioni tardive e sono ad alto rischio di sviluppare la sindrome ASIA….”

“….Colafrancesco et al. (21) hanno recentemente riportato tre casi di POF dopo l’immunizzazione con il vaccino HPV. Le tre pazienti rispondevano ai criteri diagnostici per la sindrome ASIA suggeriti da Shoenfeld e Agmon-Levin (6). Questi autori descrivono tre giovani donne precedentemente in salute e con un normale sviluppo sessuale che hanno ricevuto tre somministrazioni di vaccino HPV quadrivalente. Le pazienti segnalavano sintomi generali, includenti nausea, dolori gastrici  intensi e sensazioni di bruciore nell’area del braccio in cui era stata eseguita l’iniezione, mal di testa, insonnia, artralgia, depressione, ansia e difficoltà di concentrazione e poi presentata amenorrea approssimativamente entro 10 mesi, 2 e 10 anni dopo la prima dose….

La positività per gli anticorpi (anti-TPO e anti-ovarico) di due su tre di queste pazienti, confermava la natura autoimmune immunomodulata di queste endocrinopatie unitamente agli screening tiroidei,

“…..mostrando un incremento dell’ormone follicolo-stimolante (FSH) e dell’ormone luteinizzante (LH) e di livelli di estradiolo estremamente bassi…”

senza peraltro sussistere uno stato di gravidanza.

http://journal.frontiersin.org/article/10.3389/fendo.2016.00150/full

Published on “Frontiers of Endocrinology

January 2017 | Volume 7 | Article 150 1 Review published: 24 January 2017 doi: 10.3389/fendo.2016.00150


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